Asse intestino-cervello: i flavonoidi dell’astrgalo contro l’encefalopatia diabetica

Asse intestino-cervello: i flavonoidi dell’astrgalo contro l’encefalopatia diabetica

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Gli studi su come il benessere del microbiota intestinale possa influire sui distretti corporei, anche più lontani, non trascurano l’influenza che esso può avere anche sulle patologie neurologiche.

È sempre più evidente infatti che il microbiota alterato determina una maggiore permeabilità a tossine che possono influenzare il metabolismo e l’integrità cerebrale.

I flavonoidi dell’Astragalus membranaceus, radice usata tradizionalmente nella medicina cinese, sono però assorbiti difficilmente una volta somministrati, perciò ne è stata indagata l’azione nel lume intestinale e, in particolare, le capacità di preservare dalla neuropatia e dalle alterazioni cognitive nel diabete di tipo 2.

Il diabete di tipo 2 è infatti legato alla sindrome metabolica ma sembra essere anche connesso con la disbiosi intestinale.

Uno studio pubblicato su Chinese Medicine ha quindi rilevato come un’integrazione dietetica con Astragalo può influire sul benessere cerebrale dei topi in cui è stata indotta una condizione di diabete. Per riuscire a capire i meccanismi dell’azione dei fitochimici – sono circa quaranta gli isoflavoni e i  glicosidi isoflavonici isolati nella pianta – sono state anche condotte le prove in vitro che hanno chiarito l’importanza dell’uso dell’astragalo per l’integrità della barriera intestinale.

I ricercatori della facoltà di medicina dell’Università di Macao hanno quindi prima indotto il diabete nei topi e quindi confrontato le risposte ai flavonoidi rispetto al controllo, con particolare attenzione alle strutture cerebrali.

Nel cervello dei topi diabetici sono state rilevate anomalie nel volume totale del cervello, che risulta ridotto, e nell’ippocampo i cui neuroni si mostravano sofferenti e diminuiti in numero. È stata evidenziata la formazione di aggregati fibrillari associati all’encefalopatia diabetica. Il confronto dei campioni istologici con quelli dei topi che avevano assunto astragalo ha mostrato come il preparato della medicina tradizionale cinese migliori il danno cerebrale e riduca la formazione di aggregati. È noto infatti che la quercitina, fitochimico di A. memabranaceus, può eliminare gli aggregati Aβ e che calicosina e la formononetina possono prevenire danni ai nervi e migliorare la funzione cerebrale aumentando il metabolismo del glicogeno e diminuendo lo stress ossidativo.

Lo studio si è soffermato anche a indagare l’espressione nel cervello di proteine e fattori trofici rilevando che, se ne cervello dei topi diabetici si aveva una riduzione del BDNF (fattore trofico neuronale), della sinapsina e della PSD95 (Postsynaptic density protein) convolte nell’integrità della trasmissione sinaptica, l’astragalo ne aumenta l’espressione. I ricercatori hanno poi testato la presenza di prodotti della glicazione avanzata (AGE) che sono responsabili di molte disfunzioni causate dal diabete, comprese quelle cerebrali. Coerentemente con studi precedenti condotti con la calicosina, astragalo riduce significativamente la loro formazione.

Attraverso la comparazione dell’espressione dei neurotrasmettitori, proteine di membrana ed efficienza mitocondriale i ricercatori cinesi sono riusciti a correlare la neurodegenerazione con l’alterata regolazione causata dal diabete, e invece ristabilita con l’uso dei flavonoidi dell’astragalo. Anche la funzione della barriera emato encefalica viene mantenuta in presenza dei flavonoidi che esercitano anche una funzione contro l’espressione delle specie reattive dell’ossigeno (ROS).

Poiché però, come è stato già detto, i flavonoidi vengono assorbiti difficilmente, il contributo diretto del fitocomplesso può essere poco significativo. Era quindi necessario capire come Astragalus membranaceus fosse capace di queste attività con la sua funzione a livello intestinale.

La risposta è nella capacità di modulare la composizione del microbioma verso specie produttrici di acido butirrico. L’aumentata produzione dell’acido butirrico stimola infatti l’epitelio intestinale alla sintesi di proteine di membrana che rinforzano la funzione di barriera e di filtro dell’intestino. Questo impedisce che endotossine sviluppatesi possano penetrare nell’organismo e indurre uno stato infiammatorio continuato di basso grado che influisce anche sulle risposte a livello cerebrale.

L’integrità della funzione di barriera è stata testata sia in vitro sia valutando la presenza di citochine infiammatorie, che risultavano elevate nei topi diabetici e diminuite invece nei topi a cui erano somministrati flavonoidi dell’astragalo.

Analizzando le specie microbiche, l’astragalo ha prodotto abbondanza e diversità di specie dove invece la condizione diabetica le riduceva.

Le conclusioni dello studio pongono in particolare l’accento sulla regolazione che si ottiene con l’astragalo della funzione mitocondriale e in particolare nel ridurre la formazione di ROS che possono causare la neurodegenerazione.

Anche se ancora non sono chiari tutti i meccanismi che causano la neurodegenerazione diabetica né si comprende pienamente il ruolo ricoperto dagli AGE, lo studio pubblicato si Chinese Medicine permette di valutare il trattamento integrativo fitoterapico per il diabete, di approfondire gli aspetti dell’uso di Astragalus membranaceus sull’asse intestino-cervello e di considerare la possibile applicazione anche ad altre patologie che coinvolgono il sistema nervoso.

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