Polidatina e Resveratrolo aiutano a proteggere il cuore

Dal paradosso francese alle terapie antitumorali, Resveratrolo e Polidatina confermano il loro potenziale in difesa del cuore

Quando Serge Renaud dell’Università di Bordeaux notò un’apparente incongruenza fra la dieta ricca di grassi saturi del popolo francese e una relativa bassa incidenza di patologie coronariche e cardiache, la chiamò “paradosso francese” e, negli anni, la ricerca di una spiegazione ha ipotizzato un ruolo da parte del Resveratrolo, contenuto in cibi e bevande consumate in quella nazione, nel favorire il mantenimento della salute del sistema cardiocircolatorio.

Oggi uno studio sulla Polidatina, precursore del Resveratrolo, si è soffermato a verificare la capacità della molecola di contrastare l’aterosclerosi cardiaca grazie alla sua attività antinfiammatoria e antiossidante.

Lo studio passa infatti in rassegna i risultati delle più recenti sperimentazioni sul potere cardioprotettivo della Polidatina, focalizzandosi anche sulla sua azione nel metabolismo lipidico.

Le teorie avanzate sul processo di aterosclerosi e il coinvolgimento di diversi sistemi e fattori cellulari dimostra che si tratta di una patologia multifattoriale e proprio le proprietà multi-target e multisistema della Polidatina possono aiutare ad affrontarne contemporaneamente più aspetti. Il meccanismo di formazione dell’ateroma è sostenuto da fattori di crescita stimolati dalle citochine pro-infiammatorie mentre la deposizione di colesterolo nella tonaca intima dei vasi e la formazione delle placche coinvolge i processi di formazione di specie reattive dell’ossigeno. Le lesioni interessano di solito l’aorta e l’arteria media fino a non permettere un’adeguata irrorazione dei tessuti che diventano così ischemici o addirittura necrotici, determinando il rischio di malattia coronarica, cerebrale e vascolare periferica.

Le proprietà antiinfiammatorie della Polidatina permettono di regolare l’espressione delle vie del recettore Toll-like (TLR), di NF-κB riducendo l’espressione di NO e di prostaglandine PGE2, e l’inibizione della degranulazione dei mastociti che diminuisce l’espressione delle citochine pro-infiammatorie.

La Polidatina ha dimostrato però anche di intervenire nei meccanismi ossidativi delle LDL-C (colesterolo lipoproteico a bassa densità), di migrazione delle cellule muscolari lisce e formazione dei nuclei necrotici. La capacità di inibire l’espressione delle molecole di adesione cellulare (ICAM1) interferisce con la formazione di cellule schiumose anche grazie alla regolazione negativa dei fattori che promuovono la differenziazione dei monociti in macrofagi, che accumulano al loro interno il colesterolo.

Il Resveratrolo ha mostrato poi importanza nel processo di trasporto inverso del colesterolo. Il colesterolo in eccesso può infatti uscire dai macrofagi attraverso dei sistemi di trasporto di membrana e, come HDL, è avviato al fegato per essere trasformato in acidi biliari ed eliminato con le feci. Anche in questo ultimo passaggio la Polidatina sembra in grado di promuovere la conversione del colesterolo in acidi biliari e la loro eliminazione.

Attraverso l’azione sul metabolismo del glucosio, Polidatina contribuisce poi all’espressione di proteine coinvolte nella regolazione ematica dei lipidi.

La stretta correlazione tra stress ossidativo e attività mitocondriale, e la capacità di Polidatina di intervenire riducendo la formazione di specie reattive dell’ossigeno (ROS) concorre all’attività anti-aterosclerosi.

Questa funzione di preservazione della funzionalità mitocondriale sembra essere legata anche alla protezione che la Polidatina fornisce contro alcuni medicinali cardiotossici. In un recentissimo studio in vitro sostenuto dal Ministero della Salute nell’ambito del progetto “Ricerca Corrente”, è stata verificata la capacità della molecola naturale di diminuire gli effetti dell’antitumorale Sunitinib.

Sunitinib fa parte di una famiglia di farmaci che agiscono efficacemente sui tumori interferendo con la tirosina chinasi (TKi). Attraverso il loro meccanismo di azione, questi farmaci, da soli o in associazione con altri antitumorali, hanno migliorato la terapia, tuttavia si sono resi responsabili di effetti avversi a livello cardiaco. Il meccanismo non è ancora chiaro perfettamente ma è strettamente legato all’impossibilità dei farmaci di essere selettivi nell’inibire TK1 delle cellule tumorali. L’azione negativa sul cuore è dovuta alle necessità energetiche del muscolo cardiaco, alla funzionalità dei suoi mitocondri e alla produzione di ROS.

Cardiomiociti e di cellule di adenocarcinoma renale umano sono state incubate quindi con Sunitinib e con Sunitinib e Polidatina. Dal confronto fra le colture cellulare, l’espressione di citochine pro-infiammatorie e di ROS ha evidenziato come la Polidatina migliori l’omeostasi mitocondriale, abbia effetti anti-apoptotici, riducendo la morte dei miociti.

La Polidatina ha poi mostrato la sua attività nel regolare l’espressione dell’inflammasoma NLRP3 (recettori NOD-like contenenti il dominio pirina 3), di IL-1β, IL-6, IL-8 e IL-18 e di MyD88, coinvolti nella tempesta citochinica.

Poiché Myd88 (Myeloid differentiation primary response gene 88) è un complesso molecolare interessato nella sopravvivenza delle cellule tumorali e nella chemioresistenza, la Polidatina, riducendone l’espressione in modo dose dipendente, si configura come un nutraceutico che può favorire l’attività terapeutica degli antitumorali co-somministrati.

I ROS sono infatti coinvolti nella chemioresitenza e nella cardio tossicità di diversi farmaci antitumorali come daunorubicina, cisplatino, doxorubicina, 5-fluorouracile e agenti alchilanti e la Polidatina potrebbe quindi essere usata come agente cardioprotettivo nei pazienti oncologici, ed essere integrata nelle terapie.

La terapia integrata fra farmaci e supplementi può migliorare le terapie.

Integratori alimentari e farmaci. L’uso razionale ne garantisce la sicurezza

Gli integratori alimentari mostrano alta sicurezza e tollerabilità che permettono l’uso anche senza la prescrizione medica. È però vero che alcune molecole presenti negli integratori alimentari possono interagire direttamente con i sistemi di detossificazione dell’organismo o con l’assorbimento intestinale di altre sostanze, interferendo quindi con le terapie farmacologiche concomitanti. La stessa biodisponibilità dei principi contenuti negli integratori risente delle condizioni di somministrazione, come l’assunzione contemporanea di cibi o di altre molecole che migliorano l’assorbimento.

Uno studio pubblicato su The Journal of Nutritional Biochemistry, riguardante l’attività delle molecole vegetali sul microbiota intestinale attraverso la revisione delle pubblicazioni in materia, ha evidenziato le possibili interazioni farmacocinetiche e farmacodinamiche che limitano l’uso dei composti fenolici o che invece mostrano azione sinergica con i trattamenti farmacologici.

Ne è risultato che la biodisponibilità del resveratrolo, ad esempio, non dipende solo dalla quantità ingerita ma anche dal momento della giornata nel quale viene assunto. La maggiore concentrazione ematica si ottiene dopo somministrazione al mattino, e ribosio e piperidina nel migliorano la biodisponibilità mentre un pasto ricco di grassi la riduce.

Le catechine presenti nel tè sono oggetto di numerose indagini per migliorarne la disponibilità dopo ingestione ma agire anche sulla loro stabilità. Ad esempio, il loro incapsulamento in nanoparticelle a base di proteine, carboidrati e lipidi ha migliorato la loro stabilità, il rilascio e la permeazione della membrana cellulare, con conseguente aumento della biodisponibilità. Anche preparare dei precursori dell’epigallocatechina gallato (EGCG), in modo da proteggere dalla degradazione ossidativa i gruppi idrossilici, ne ha aumentato la disponibilità ematica. Il precursore viene convertito poi in EGCG dagli enzimi cellulari. Le catechine poi sono risultate meglio assorbite se somministrate con altre molecole con effetto sinergico come l’acido ascorbico e il saccarosio (Cai, Z.-Y.; Li, X. et al -2018).

Sebbene per la maggior parte dei composti fenolici non sia stata definita una dose giornaliera limite per l’uomo, gli alimenti ricchi di tali composti come la curcuma, alcuni frutti di bosco, l’uva e il tè sono generalmente considerati sicuri sulla base dell’evidenza empirica del loro consumo regolare e di numerosi studi sugli animali che hanno rivelato i loro effetti benefici sulla salute.

Il contenuto medio di composti fenolici negli integratori in commercio non è stato associato ad affetti avversi e i limiti giornalieri indicati dalle agenzie di regolamentazione ne garantiscono la sicurezza d’uso e stabiliscono i criteri di utilizzo.

Ad esempio, è raccomandato di limitare i composti fenolici ad attività antinfiammatoria durante il terzo trimestre di gravidanza, ma anche l’uso contemporaneo di farmaci va sempre accompagnato dalle indicazioni del medico.

I composti fenolici posso infatti interferire con l’assorbimento e il metabolismo dei farmaci competendo per gli stessi trasportatori di membrana; la loro capacità di aumentare l’espressione di enzimi di Fase 1 e di Fase 2 può diminuire l’emivita dei farmaci co-somministrati e quindi interferire con l’efficacia e l’adeguatezza della terapia.

Le catechine del tè verde hanno mostrato in vitro di diminuire l’assorbimento degli antibiotici fluorochinolonici e gli antiretrovirali e perciò andrebbero evitate quando si è in trattamento con farmaci di queste famiglie.

In altri casi, come avviene per la quercitina nelle prove sull’animale, si può avere un aumentato assorbimento di farmaci usati nelle malattie cardiovascolari, come digossina, ranolazina, valsartan, verapamil, diltiazem o di pioglitazone usato nel trattamento del diabete, mentre riduce la biodisponibilità della simvastatina. In questi casi l’assunzione di integratori a base di quercitina deve essere concordata con il medico curante.

Ampliare la conoscenza sui meccanismi che in vivo coinvolgono le molecole usate negli integratori alimentari consente quindi di studiare terapie bilanciate che permettano di integrare sempre di più la supplementazione alimentare con la terapia farmacologica, mirando così ad ottenere miglioramento delle sintomatologie con una diminuzione degli effetti avversi.

Pianta di Fallopia japonica

Conferme dell’attività delle Polidatina nell’inibire i processi infiammatori

Le manifestazioni di origine allergica colpiscono il 20% della popolazione mondiale e sono in aumento. I trattamenti attuali prevedono la profilassi e l’uso di antistaminici e cortisonici. Una molecola con bassa tossicità, capace di intervenire nei processi patologici comuni a tutte le forme di allergia, può offrire un vantaggio per integrarsi con la terapia oggi in uso, spesso accompagnata da pesanti effetti collaterali.

La proprietà della Polidatina nel regolare i processi infiammatori, riducendo la produzione di molecole pro-infiammatorie e che ne sostengono i processi patologici, sono da tempo oggetto di indagine da parte di diversi team di ricerca.

Un riscontro all’efficacia si è avuta anche in un lavoro pubblicato da Nature, che attraverso prove in vitro e in vivo ha indagato l’attività della Polidatina sui mastociti, di cui inibisce la degranulazione, e l’espressione delle citochine pro-infiammatorie.

La Polidatina è apparsa infatti in grado di modulare in modo dose dipendente i processi che portano all’entrata di ione calcio nei mastociti, cellule ubiquitarie che svolgono la prima difesa contro gli agenti estranei, e di inibire quindi i meccanismi sostenuti dall’afflusso cellulare dello ione, compresa le attività enzimatiche calcio dipendenti. Poiché la regolazione del calcio intracellulare è fondamentale per il rilascio di istamina da parte dei mastociti e l’espressione delle citochine infiammatorie, la modulazione dei suoi movimenti transmembrana è un obiettivo importante per farmaci antiallergici efficaci.

Intervenendo quindi sui queste cellule, la Polidatina inibisce sia la loro risposta immediata – il rilascio di istamina, chemochine e citochine – sia l’attività tardiva sostenuta da di TNF-α e da interleuchine, responsabili della progressione dell’infiammazione cronica, della formazione dei granulomi e fibromi tissutali.

La Polidatina ha dimostrato poi la sua efficacia nella regolazione della via delle MAPK (proteina chinasi attivata da mitogeni) che ha un ruolo fondamentale nell’espressione delle citochine pro-infiammatorie. Le MAPK rappresentano infatti un importante punto di convergenza per molteplici vie di segnalazione che vengono attivate nell’infiammazione, nell’immunità, nella morte e nella proliferazione cellulare.

Lo studio ha anche analizzato il ruolo della Polidatina nel modulare la via Nrf2/HO-1 coinvolta nella risposta allo stress ossidativo endogeno ed esogeno e della Fase 2 di detossificazione. HO-1(eme ossigenasi) ha infatti proprietà antinfiammatorie e citoprotettive e la Polidatina si è mostrata attiva nella sua sovra espressione, attenuando le risposte infiammatorie e migliorando lo stato antiossidante indotto dall’attivazione di Nrf-2 (fattore di trascrizione nucleare eritroide-2).

La Polidatina è quindi risultata capace di intervenire positivamente nel rilascio delle molecole responsabili di processi cronici, formazione di granulomi, sviluppo di ipersensibilità da contatto, dermatite atopica e asma bronchiale.

Queste ulteriori conferme aprono alla possibilità di intervenire attraverso d’uso di questa molecola vegetale e dei fitocomplessi che la contengono, come Polidase, nel trattamento della risposta infiammatoria, minimizzando gli effetti avversi grazie alla sicurezza d’impiego che la Polidatina ha dimostrato nell’uomo.

Composti fenolici utili nella salute del microbiota

L’esperienza con COVID-19 mostra il contributo dei composti fenolici nel mantenere la salute del microbiota intestinale

Nel recupero dei pazienti colpiti da COVID-19, la National Health Committee cinese, già nelle prime fasi della pandemia, ha raccomandato la supplementazione con prebiotici e probiotici per ristabilire la normalità della flora batterica intestinale.

Sebbene le manifestazioni polmonari siano le più evidenti nell’infezione da SARS-CoV-2, c’è anche un riscontro del coinvolgimento gastrointestinale, a volte in modo severo, fra chi sviluppa i sintomi della malattia. Circa il 50% dei pazienti può infatti mostrare problemi intestinali, con il 17% che mostra episodi diarroici.

Una possibile integrazione alimentare può venire dall’uso dei composti fenolici che si distinguono per la loro attività antivirale, per la capacità di modulare la risposta infiammatoria e di inibire i processi che portano alla tempesta di citochine, caratteristica delle manifestazioni più violente del SARS-CoV-2. Molecole come polidatina, resveratrolo, epicallocatechingalllato(EGCG), curcumina, quercitina e rutina sono state esaminate per teorizzare un approccio nutrizionale da affiancare alla terapia farmacologica contro COVID-19.

Per comprenderne quindi la possibile utilità dei fenoli e porre le basi per ricerche cliniche mirate, uno studio pubblicato sul Journal of Nutritional Biochemistry mettere in luce non solo la possibilità di limitare i danni del virus alle cellule dell’apparato digerente ma anche di poter, attraverso la modulazione dell’infiammazione e del microbiota, influire sulle manifestazioni del SARS-CoV-2 nel sistema respiratorio. Ciò che si sta apprendendo attraverso l’esperienza della pandemia può però andare al di là del caso specifico e offrire informazioni su altre infezioni virali e sul miglioramento della risposta del sistema immunitario.

L’utilità dei composti fenolici, che possono essere ritrovati in molti alimenti e integratori, è infatti ancora oggetto di dibattito a causa della scarsa biodisponibilità, del loro rapido metabolismo dopo l’assunzione ed eliminazione. Tuttavia, si possono mostrare utili per la loro capacità di agire localmente sulla popolazione batterica e influire perciò indirettamente anche sull’infiammazione sostenuta da virus.

La flora batterica dell’intestino crasso ha infatti un importante ruolo nel metabolismo presistemico dei composti fenolici, portando a metaboliti attivi che son di più facile assorbimento intestinale. Ad esempio, il microbiota intestinale umano svolge un ruolo nella variazione interindividuale della biodisponibilità del resveratrolo e ceppi come Slackia equolifaciens sp. e Adlercreutzia equolifaciens sp. sono stati identificati come produttori di diidroresveratrolo. Il microbiota, quindi, è capace di usare i composti fenolici come precursori di molecole attive, che si configurano quindi come post-biotici: sostanze attive e benefiche per l’organismo prodotte dall’attività microbica. Nel caso dei composti fenolici, le specie che si formano contribuiscono all’attività antiossidante e antinfiammatoria, utile nel trattamento di COVID-19.

Dall’altra parte, i fenoli possono rimodellare il microbiota intestinale con un effetto simile a quello prebiotico, modulandone la composizione a favore di specie batteriche più utili nel contrastare le infezioni virali e che sembrano essere legate all’asse intestino-polmoni.

Il resveratrolo e alcuni oligomeri di resveratrolo hanno ad esempio dimostrato di alleviare la diarrea indotta da rotavirus in modelli animali, interferendo con i trasportatori di membrana. 

Secondo una recente revisione, diversi alimenti ricchi di composti fenolici come la curcumina, il resveratrolo, le proantocianidine polimeriche, il vino rosso dealcolizzato e il tè verde, riducono il rapporto fecale delle specie Firmicutes/Bacteroides.

Favorendo i Bacteroides potrebbero contribuire a combattere l’infezione da SARS-CoV-2 ostacolando l’ingresso del virus attraverso ACE2. I Bacteroides sembrano infatti capaci di diminuire l’espressione cellulare della proteina ACE2, sito di attacco del virus del COVID-19 nell’organismo, e altamente espresse nelle cellule epiteliali gastrointestinali.

In aggiunta, lo studio ha ritrovato come prove in vitro, i modelli animali e gli studi clinici forniscono indizi di come i tannini idrolizzabili e condensati, possono esercitare effetti simil-prebiotici promuovendo la crescita di lattobacilli e bifidobatteri che svolgono un ruolo chiave nella regolazione risposte immunitarie locali e sistemiche. I polifenoli promuovono perciò a livello intestinale la crescita di una flora batterica implicata positivamente nella risposata immunitaria.

I meccanismi alla base dell’effetto prebiotico dei composti fenolici non sono stati finora completamente chiariti, sebbene si suggerisca che le frazioni zuccherine possano fungere da fonte di energia o che alcuni effetti antimicrobici selettivi siano correlati alla capacità di legare i metalli, sottraendoli così all’uso da parte dei batteri, inibendo l’adesione o promuovendo l’inattivazione delle proteine ​​di membrana. Il rimodellamento del microbiota influisce poi con la produzione di acidi grassi a catena corta che, una volta assorbiti, sono attivi nel diminuire l’espressione delle citochine pro-infiammatorie e migliorano la risposta immunitaria. Proprio questo meccanismo potrebbe essere importante nel contrastare la tempesta citochinica correlata a SARS-CoV-2, ma si può mostrare utile anche in altri casi in cui vi è una risposta così forte da parte del sistema immunitario.

Pertanto, la modulazione dietetica del microbiota intestinale potrebbe essere una via promettente per il trattamento dell’infezione da COVID-19 e svolgere  probabilmente un ruolo chiave negli effetti dei composti fenolici contro l’infezione da SARS-CoV-2. Ulteriori evidenze rafforzerebbero le conoscenze sull’asse intestino-polmone, una interazione a due vie in cui l’omeostasi immunitaria del polmone può essere influenzate dai metaboliti del microbiota intestinale e viceversa. Grazie alla loro sicurezza e tollerabilità, i composti fenolici potrebbero quindi assumere sempre maggiore importanza nel trattamento delle patologie croniche.

Fonti vegetali di resveratrolo

Una metanalisi valuta l’utilità del Resveratrolo nel trattamento della Covid-19

Le capacità antinfiammatorie del Resveratrolo sono da tempo in studio e confermate dalla ricerca in vitro e in vivo che ha dimostrato anche la sua attività contro virus a RNA e DNA. Il Resveratrolo è una fitoalessina sintetizzata dalle piante, efficace come antiossidante anche nella sua forma di glucoside, Polidatina, che, rispetto al Resveratrolo, ha una migliore biodisponibilità dopo somministrazione orale.

Con la diffusione del SARS-CoV-2, diversi studi si sono rivolti nell’individuare molecole vegetali capaci di influire sui danni provocati del virus per ridurne i nefasti effetti al livello dell’apparato respiratorio. Una metanalisi mette a confronto i risultati.

Il Resveratrolo, comune in molti vegetali e frutti come uva, lamponi, more, ribes, ha attività nella prevenzione delle malattie cardiovascolari, cancro, infiammazione, e capacità nel ridurre i danni cellulari indotti da alti livelli di glucosio. Queste attività sono state documentate, così come l’inibizione dell’aggregazione piastrinica e la possibilità di difesa nei disordini neurodegenerativi.

La molecola è poi risultata capace di ostacolare l’infezione da virus della varicella, di herpes simplex virus 1 e 2, da virus influenzali e di interferire nell’attivazione delle vie che sostengono la risposta immunitaria ai virus e alla produzione di IL-1ß and IL-18 che, nell’infezione da SARS-CoV-2, causano un aggravamento della sintomatologia. Resveratrolo, in studi in vitro, è anche attivo contro MERS-CoV, sia regolando l’apoptosi indotta dal virus che la capacità di questo di esprimere proteine essenziali per legarsi alle cellule bersaglio. Contro SARS-CoV, responsabile dell’epidemia di SARS del 2003, ha dimostrato di inibirne la proliferazione.

Come molti coronavirus, anche il SARS-CoV-2 ha come sede d’elezione per la replicazione il sistema respiratorio. In particolare, sappiamo che le cellule maggiormente attaccate dal virus, e che di conseguenza subiscono danni maggiori dalla sua replicazione, sono quelle dell’apparato respiratorio inferiore: bronchi, bronchioli, alveoli polmonari. Questa azione mirata è causa di insufficienza respiratoria e Sindrome da distress respiratorio acuto (ARDS), in pazienti affetti da co-morbilità.

Lo studio ha quindi preso in analisi le ricerche sul Resveratrolo e la possibilità di intervenire nell’infiammazione causata dal SARS-CoV-2, per giungere alla conclusione che l’uso della molecola può essere indicata per ridurre il rischio di conseguenze gravi dell’infezione riducendo i sintomi del distress respiratorio, sopprimendo l’insorgenza della tempesta di citochine e dell’infiammazione acuta causata dal virus.

La metanalisi si è concentrata sulla possibilità che i virus che hanno azione sull’apparato respiratorio siano responsabili anche delle manifestazioni severe dell’asma. Molti dei sintomi dell’asma sono aggravati dall’infezione da SARS-CoV-2 e il Resveratrolo potrebbe mostrarsi efficace nel ridurne le complicanze della infezione nei soggetti asmatici.

L’asma si manifesta come una infiammazione cronica e alla base della sintomatologia ci sono vari processi che implicano iperreattività delle vie che innervano il sistema polmonare, la risposta anomala con l’espressione di citochine, fattori di crescita e molecole coinvolte nella risposta immunitaria. L’isolamento di virus nelle vie respiratorie superiori dei soggetti asmatici durante gli episodi acuti, suggerisce che i virus abbiano un ruolo nelle manifestazioni della malattia e che possano essere un fattore d’innesco della risposta anomala delle vie respiratorie, attraverso l’inibizione della produzione epiteliale di Interferoni di tipo I la cui carenza, nei modelli animali, è accompagnata da evidenze di processi infiammatori e d’induzione della tempesta di citochine, che si ha anche con SARS-CoV-2.

La risposta immunitaria sproporzionata, causa delle manifestazioni più gravi della COVID-19, è legata proprio alla tempesta di citochine in risposta alla morte cellulare causata dal virus e può portare alla coagulazione intravascolare disseminata che causa danni multiorgano. I processi che determinano l’aggravamento della malattia sono quindi dovuti alla massiccia attivazione di cellule del sistema immunitario e delle vie enzimatiche coinvolte nella risposta infiammatoria. La capacità di modulare i processi infiammatori mostrata in vitro dai polifenoli può giocare perciò un ruolo chiave nel trattamento della malattia da SARS-CoV-2 e la metanalisi ha quindi raccolto le evidenze sull’attività del Resveratrolo come possibile trattamento dell’asma per trarne principi utili allo studio e all’approfondimento dell’utilità della molecola anche nelle infezioni da SARS-CoV-2.

Da una molecola vegetale l’idea per ricercare le cause dell’autismo e trattare i sintomi

Cavoli, cavolfiori, broccoli dalle virtù comprovate. Proprio dallo studio di una molecola vegetale contenuta in questi alimenti è partita la ricerca per capire quanto sia possibile intervenire sui sintomi dell’autismo.

I disturbi dello spettro autistico (ASD) comprendono una serie di manifestazioni, da lievi a gravi e disabilitanti, la cui origine è ancora incerta. Per la varietà dei disturbi e per la mancanza di conoscenze approfondite sulle cause, non esistono farmaci capaci di trattare l’autismo, una condizione gravosa non solo per l’individuo che ne soffre, ma per le famiglie che devono affrontarlo. Nella ricerca di trattamenti efficaci ma ben tollerati, non è raro che i familiari si rivolgano all’integrazione alimentare.

Una recente review ha esaminato gli studi condotti sul sulforafano, molecola contenuta negli ortaggi della famiglia delle Brassicaceae, che comprende proprio cavoli, broccoli, cavolini di Bruxelles, evidenziando la possibilità di trattare alcuni sintomi e di aprire nuove strade per comprendere meglio l’autismo.

Il sulforafano è una molecola che in cavoli o broccoli si trova in forma di precursore, chiamato glucorafanina, e che viene rilasciata, quando si masticano queste verdure, da un enzima, mirosinasi, che si trova anche esso nei vegetali.

Il sulforafano ha mostrato sperimentalmente di essere attivo come antiossidante indiretto, stimola infatti la produzione di molecole antiossidanti, e di modulare i processi  antinfiammatori. In molti soggetti con autismo sono state proprio evidenziate anomalie e carenze nella capacità di rispondere adeguatamente all’ossidazione cellulare o l’espressione delle molecole caratteristiche dello stato infiammatorio. Queste anomalie potrebbero essere strettamente legate ai sintomi e il sulforafano potrebbe permetterne un miglioramento.

Da prove cliniche preliminari condotte dal  Lurie Center for Autism del Massachusetts General Hospital (MGH) for Children, sembra infatti che questa azione sia possibile: a bambini e adulti con disturbi dello spettro autistico da moderati a gravi è stato somministrato un integratore alimentare a base di una fonte di sulforafano, per verificare se la molecola sia capace di influire sul comportamento dei pazienti trattati. Già dalla quarta settimana di somministrazione,  i familiari e il personale medico hanno potuto notare un miglioramento nella gestione della frustrazione, nella capacità di socializzazione e verbale, nell’iperattività. I miglioramenti sono continuati durante tutte le settimane di osservazione, portando molti dei familiari a continuare il trattamento con integratore di sulforafano anche alla fine della sperimentazione. Le prove cliniche sono state riproposte anche in una ricerca condotta in doppio cieco, in collaborazione con la Johns Hopkins University, su cinquanta pazienti, mostrando una concordanza di risultati e permettendo anche di individuare dei marcatori biologici ricorrenti che potrebbero essere legati all’efficacia d’azione del sulforafano.

Tuttavia, per poter garantire una fonte di sulforafano adeguata non basta mangiare broccoli, è necessario infatti fornire degli integratori in cui il contenuto di precursore, glucorafanina, sia costante e sufficiente a rilasciare abbastanza sulforafano per essere assorbito in quantità adatte a svolgere la sua azione a livello dei tessuti. Inoltre, è utile che l’integratore contenga l’enzima stabilizzato mirosinasi per rilasciare la molecola di sulforafano. La mirosinasi dei vegetali è infatti inattivata dalle alte temperature di cottura degli ortaggi. Nell’intestino umano la mirosinasi è prodotta dai batteri intestinali, ma la sua produzione può variare sensibilmente soprattutto in soggetti che hanno dimostrato di avere una flora batterica alterata (disbiosi intestinale), come si è ritrovato in molte persone con autismo.

Actisulf, integratore di sulforafano attivo prodotto da Sherman Tree Nutraceuticals , è ottenuto a partire da piante di broccolo, una fonte vegetale ricca di glucorafanina, attraverso un processo di estrazione brevettato che permette di ottenere un’alta concentrazione di glucorafanina e mirosinasi stabilizzata. Poiché le compresse di Actisulf sono masticabili, il rilascio di sulforafano e il suo assorbimento avvengono già nel cavo orale, portando quindi ad un maggiore assorbimento della molecola ed evitando la possibile distruzione da parte degli enzimi digestivi. Queste sue caratteristiche lo rendono il candidato ideale per una sperimentazione clinica che possa verificare non solo l’attività di miglioramento dei sintomi svolta dal sulforafano, ma permettere di comprendere quali meccanismi potrebbero essere alla base dell’autismo, aiutando quindi alla diagnosi e al trattamento.

Actisulf, già in uso come supplemento antiossidante e depurativo, è da diversi anni nei protocolli clinici dell’A.R.T.O.I (Associazione Ricerca Terapie Oncologiche Integrate) e non ha causato effetti collaterali rilevanti, dimostrandosi sicuro e ben tollerato da parte dei pazienti. Grazie alla sua azione regolatrice e alle sue caratteristiche di facilità di somministrazione e sicurezza, il sulforafano rilasciato da Actisulf potrebbe quindi essere un valido aiuto anche nel trattamento dell’autismo.

Giornata Mondiale sulla Consapevolezza dell’Autismo

Oggi 2 Aprile, si celebra la quattordicesima edizione del World Autism Awareness Day. La giornata è stata istituita per la prima volta nel novembre del 2007 dall’Assemblea delle Nazioni Unite.

Sin dalle sue origini la “Giornata mondiale della consapevolezza dell’Autismo” si celebra con l’intento di riunire le organizzazioni di tutto il mondo per collaborare sulla ricerca, diagnosi e trattamento di questo disturbo neurologico.

Noi della Sherman Tree siamo sempre presenti con il nostro impegno a sostegno della ricerca e innovazione scientifica anche su tematiche così delicate e importanti a livello sociale.

Per citare Jacquard, riteniamo, come lui, che “la nostra ricchezza è fatta dalla nostra diversità: l’altro ci è prezioso nella misura in cui ci è diverso”.

Studio dell’Università di Padova mostra l’efficacia della Polidatina nel prevenire l’artrite in vivo

Lo studio in vivo recentemente pubblicato sulla rivista “Nutrients” e condotto da ricercatori italiani dell’Università di Padova, ha mostrato che la polidatina, somministrata secondo un protocollo profilattico nel modello murino, previene efficacemente l’artrite riducendo significativamente il gonfiore, dopo sole 48 ore dall’iniezione di cristalli CCP.

Come evidenziato dall’analisi istologica, anche gli esiti secondari di risposta leucocitaria, necrosi, edema e sinovite sono diminuiti in seguito al trattamento profilattico con polidatina.

L’articolo evidenzia come l’efficacia della polidatina, benché somministrata con un dosaggio significativamente inferiore sia paragonabile alla colchicina, il farmaco più comune utilizzato per il trattamento di episodi acuti di artrite indotta da cristalli.

Questi risultati suggeriscono che la polidatina potrebbe essere utilizzata nella prevenzione di attacchi acuti indotti da cristalli di calcio pirofosfato negli esseri umani.

Link dell’articolo: https://www.mdpi.com/2072-6643/13/3/929/htm

Siamo Partner dei corsi di formazione ECM dell’IMBIO ACCADEMY, a partire da sabato 20 Marzo 2021

Riteniamo di fondamentale importanza la collaborazione con primari enti di ricerca scientifica pubblici e privati, medici, biologi e ricercatori.

Per questa ragione siamo lieti di comunicarvi che siamo Partner dei nuovi corsi di formazione organizzati dall’ IMBIO ACCADEMY.

Nonostante le diverse criticità che stiamo vivendo in questo particolare periodo storico, il nostro continuo impegno a sostegno della ricerca e innovazione scientifica è sempre presente.

Se interessati questo è il link: https://www.imbioacademy.it

Recente pubblicazione di ricercatori italiani apre le porte all’utilizzo di polifenoli naturali purificati nel trattamento integrato del COVID-19

Segnaliamo l’articolo “New intriguing possibility for prevention of coronavirus pneumonitis: Natural purified polyphenols” recentemente uscito sulla rivista Oral Diseases a firma di ricercatori italiani delle università di Foggia, Venezia e del Cnr che espone i potenziali vantaggi dell’utilizzo dei polifenoli purificati, tra questi in particolare la polidatina (resveratrolo glucoside naturale*), come approccio di medicina integrata per i pazienti del Covid-19.

L’articolo evidenzia come la polidatina possa dimostrarsi un valido trattamento complementare al protocollo clinico utilizzato per il Covid-19 per i pazienti positivi non in terapia intensiva. Come riporta l’articolo, la polidatina può essere anche considerata una misura preventiva per le persone professionalmente esposte al contagio, senza controindicazioni e effetti collaterali rilevanti.

Attualmente, nessun farmaco o vaccino anti-virus specifico è pronto per combattere questa malattia potenzialmente letale e questa può essere l’occasione per verificare attraverso studi randomizzati in doppio cieco – così come avviene in Cina attraverso la sinergia tra medicina tradizionale ed allopatica – il vero valore aggiunto di prodotti naturali o nutraceutici nella prevenzione/trattamento complementare delle patologie derivanti da Coronavirus.

Link all’articolo: “New intriguing possibility for prevention of coronavirus pneumonitis: Natural purified polyphenols”

* Estratto da Polygonum cuspidatum Siebold. & Zucc. Fallopia japonica (Houtt.) Ronse Decr.