I funghi medicinali possono migliorare la salute dell’intestino?

I funghi medicinali possono migliorare la salute dell’intestino? Recenti ricerche hanno dimostrato che i funghi medicinali possono favorire il benessere del microbiota intestinale.

Cos’è il microbiota intestinale? Il microbiota intestinale è l’insieme di microrganismi (batteri, virus e funghi), presenti nell’intestino umano. Nel corso dell’evoluzione, il continuo cambiamento dello stile di vita e dell’alimentazione dell’uomo si è ripercosso sulla sua “flora batterica”, che, adattandosi, è mutata fino ad arrivare alla composizione attuale. Oggi, il microbiota è oggetto di molti studi, che hanno portato ad individuare più di 1000 specie batteriche di cui, almeno 400 diverse, sono presenti in ogni singolo individuo. La presenza di determinate specie e la quantità in cui ognuna di esse è presente all’interno dell’intestino, sono la caratteristica impronta digitale di ciascuno di noi.

Che ruolo svolge il microbiota intestinale? Il microbiota svolge una serie di funzioni importanti per la salute umana, che comprendono:

  • la digestione degli alimenti: degrada e fermenta nutrienti non digeribili, produce acidi grassi a catena corta e contribuisce alla digestione delle proteine
  • la produzione di vitamine: contribuisce alla produzione di vitamine del gruppo B e K
  • la regolazione del sistema immunitario, modulandone il corretto sviluppo
  • la protezione da patogeni: neutralizza sostanze tossiche, endogene ed esogene
  • la regolazione del metabolismo del glucosio e dei lipidi
  • la regolazione ormonale, coinvolta nel bilancio energetico e nell’appetito

Tuttavia, perché si possa mantenere un corretto funzionamento del microbiota, è necessario che i microrganismi che lo compongono, siano in equilibro tra loro.

Quali fattori alterano l’equilibrio del microbiota intestinale? L’equilibrio del microbiota è molto dinamico, in quanto si adegua a tutti i cambiamenti che attraversa il suo ospite. Diversi studi hanno dimostrato che alcuni fattori influenzano negativamente l’equilibrio del microbiota. Tra essi ricordiamo:

  • lo stile di vita: poca attività, stress, mancanza di sonno
  • la dieta: ricca di carboidrati e povera di fibre
  • l’uso di farmaci: in particolare gli antibiotici, che oltre ad aggredire i batteri patogeni, colpiscono anche quelli “buoni”
  • l’età: in età avanzata, si ha una fisiologica variazione della flora intestinale

Come favorire l’equilibrio del microbiota intestinale?

Per favorire l’equilibrio del microbiota intestinale bisogna innanzitutto evitare tutti i fattori che incidono negativamente. Contemporaneamente, è possibile supportare i batteri “buoni”, con l’uso di

Prebiotici: sostanze non digeribili, che favoriscono selettivamente la crescita dei batteri utili al tratto intestinale

Probiotici: ceppi di batteri, vivi, che vengono introdotti mediante alimenti ed integratori, per ribilanciare l’equilibro a favore delle popolazioni dei batteri “buoni” e limitare la proliferazione dei batteri patogeni.

Postbiotici: definizione molto recente, usata per indicare composti prodotti dalla fermentazione batterica, che hanno effetti benefici sul sistema immunitario e sulla prevenzione di malattie infiammatorie.

Recentemente, l’interesse verso il mondo, ancora in parte inesplorato, del microbiota intestinale, sta crescendo vertiginosamente, sospinto dal succedersi di scoperte scientifiche talmente importanti da poter far prospettare la nascita di una gastroenterologia di seconda generazione. Sotto la lente di ingrandimento degli scienziati stanno scorrendo molti alimenti, per essere rianalizzati sotto un nuovo punto di vista.

In un interessante studio, eseguito su funghi da lungo tempo utilizzati per scopi alimentari e medicali, sono state valutate le loro potenziali proprietà nella regolazione del microbiota intestinale. I funghi medicali, oltre i benefici ampiamente confermati dalla scienza (attività antiossidanti, antipertensive, antinfiammatorie, antidiabetiche, antimicrobiche e antivirali), essendo ricchi di carboidrati, chitina, emicellulosa,β-glucani, mannani, xilani e galattani, sono degli ottimi candidati ad essere usati come prebiotici. I funghi medicali, infatti, attenuerebbero, indirettamente, le condizioni patologiche di diabete, obesità e cancro, attraverso una riduzione dei patogeni all’interno del tratto gastrointestinale e la stimolazione della crescita dei ceppi batterici benefici1.

I funghi analizzati dallo studio sono, nel dettaglio:

Ganoderma lucidum (Reishi): possiede una spiccata funzione antinfiammatoria e immunomodulatoria. In modelli animali, ha mostrato un’importante funzione prebiotica: grazie alla presenza di numerosi polisaccaridi (β-glucani), aumenta il numero di bifidobatteri2 e lattobacilli3 , ovvero i batteri “buoni” più importanti, per l’intestino, e più integrati nelle terapie probiotiche. In  modelli animali, inoltre, il fungo Reishi ha dimostrato che, attraverso la modulazione della composizione del microbiota intestinale, esso può ridurre l’obesità e può limitare gli eventi infiammatori e di insulino-resistenza. L’azione di questo fungo non si esaurirebbe solo ad una regolazione diretta della disbiosi intestinale, ma a ciò va aggiunta una capacità di modulare la permeabilità della barriera intestinale, tale da evitare la fuga di sostanze tossiche nel resto dell’organismo.

Agaricus bisporus: in modelli animali, è stato scoperto che influisce sulla composizione e sulla funzionalità del microbiota intestinale, con un aumento quantitativo di lattobacilli, migliorando, così, le condizioni intestinali.4

Grifola frondosa (Maitake): i suoi principali costituenti sono polisaccaridi, che hanno un’azione positiva sul sistema immunitario. All’enorme quantitativo di fibre non digeribili, prebiotiche, presenti in questi funghi, viene attribuita l’importante funzione immuno-stimolante.

Lentinula edodes (Shiitake): i suoi polisaccaridi hanno indotto un miglioramento nelle risposte immunitarie e nella funzionalità del microbiota intestinale.5

In base a questi presupposti, sono stati, dunque, avviati studi clinici per scoprire se gli stessi effetti ottenuti su modelli animali, siano riscontrabili anche nell’uomo. Dai primi risultati, arrivano già conferme sulle potenzialità benefiche, d alcuni dei funghi citati, sul microbiota umano. 

Riferimenti:

1. Bhakta, M.; Kumar, P. Mushroom polysaccharides as a potential prebiotics. Int. J. Health Sci. Res. 2013, 3, 77–84.

2. Shuhaimi, Y.S.; Arbakariya, M.; Fatimah, A.; Khalilah, A.B.; Anas, A.K.; Yazid, A.M. Effect of Ganoderma lucidum polysaccharides on the growth of Bifidobacterium spp. as assessed using Real-time PCR. Int. Food Res. J. 2012, 19, 1199–1205.

3. Li, K.; Zhuo, C.; Teng, C.; Yua, S.; Wang, X.; Hu, Y.; Ren, G.; Yu, M.; Qu, J. Effects of Ganoderma lucidum polysaccharides on chronic pancreatitis and intestinal microbiota in mice. Int. J. Biol. Macromol. 2016, 93, 904–912.

4. Giannenasa, I.; Tsalie, E.B.; Chronisc, E.F. Consumption of Agaricus bisporus mushroom affects the performance, intestinal microbiota composition and morphology, and antioxidant status of turkey poults. Anim. Feed Sci. Technol. 2011, 165, 218–229.

5. Jayachandran, M., Xiao, J., Xu, B.; A Critical Review on Health Promoting Benefits of Edible Mushrooms through Gut Microbiota. Int J Mol Sci. 2017, Sep 8;18(9):1934

L’epigallocatechina gallato (EGCG) può aiutare nella lotta ai fibromi uterini?

Cos’è il fibroma uterino? Il fibroma uterino è una neoformazione solida benigna, che si forma nella parete muscolare dell’utero. Riguarda, in particolare, le donne in età fertile ed è la neoplasia benigna femminile più comune. Se trascurati, i fibromi possono compromettere la qualità della vita del paziente in quanto, a seconda delle dimensioni e della posizione, possono causare: mestruazioni abbondanti, dismenorrea, dolore pelvico, sensazione di peso addominale e infertilità. Nonostante sia benigno, il fibroma uterino può essere invalidante e richiedere un trattamento chirurgico (laparoscopia, laparotomia, isteroscopia).

Si può prevenire? Non sono ancora chiare le cause all’origine dei fibromi uterini e non sono noti interventi di prevenzione di queste formazioni tumorali. Secondo le ricerche, alcune misure possono essere prese per ridurre il rischio di insorgenza: una dieta equilibrata, ricca di frutta e verdura, il mantenimento di un peso sano e un uso ridotto di contraccettivi ormonali. Oltre ai fattori di rischio menzionati, recenti studi hanno anche esplorato il potenziale di alcune molecole di origine naturali, tra cui l’EGCG (Epigallocatechina gallato), un composto presente nel tè verde, nella prevenzione del fibroma uterino.

Studi in vitro e in vivo su EGCG: Uno studio del 2010 ha esplorato i meccanismi alla base dell’effetto inibitorio dell’estratto di tè verde sulla proliferazione delle cellule del leiomioma (o fibroma) uterino. Dai risultati riportati dallo studio, è stato dimostrato che l’estratto di tè verde ha inibito la proliferazione delle cellule del leiomioma uterino, sia in vitro che in modelli animali, intervendo su strutture proteiche coinvolte nei meccanismi di crescita e divisione cellulare. Inoltre, con un meccanismo combinato, l’estratto di tè verde indurrebbe un aumento delle proteine pro-apoptotiche e una riduzione delle proteine anti-apoptotiche, ottenendo, complessivamente un aumento dell’apoptosi (ovvero la morte cellulare programmata) delle cellule del leiomioma. Essendo la proliferazione cellulare del leiomioma un processo cruciale per lo sviluppo e la crescita tumorale, l’estratto di tè verde potrebbe avere un potenziale ruolo nella prevenzione e nel contenimento del leiomioma uterino. (Zhang D. et al., 2010)

Trials clinici su EGCG somministrato a pazienti con fibroma uterino: la ricerca scientifica basata su trials clinici, effettuati per valutare l’effetto sul fibroma uterino, si sta intensificando negli ultimi anni. Uno studio clinico, pubblicato nel 2013 (Roshdy E. et al., 2013) ha valutato l’efficacia del trattamento del fibroma uterino, con estratto di tè verde. Lo studio è stato condotto su 39 donne (18-50 anni), con almeno un fibroma, sottoposte a trattamento, per somministrazione orale, con 800 mg di estratto di tè verde (45% EGCG, ovvero circa 360 mg di EGCG) o con placebo, per 4 mesi. Alla fine del trattamento, nel gruppo che aveva assunto il placebo si è avuto un aumento di oltre il 20% del volume del fibroma, mentre il gruppo trattato con l’estratto di tè verde ha mostrato una riduzione del volume totale del fibroma uterino di oltre il 30%. Inoltre, il trattamento con EGCG ha ridotto significativamente la gravità dei sintomi specifici del fibroma, migliorando la qualità della vita delle pazienti.

Un altro studio ha indagato sugli effetti benefici della vitamina D e dell’epigallocatechina, sulla crescita dei fibromi uterini e sulla loro somministrazione simultanea in 16 donne in tarda età riproduttiva (>40 anni). Le pazienti sono state trattate con 300 mg di EGCG, 10 mg di Vitamina B e 50 µg di Vitamina D, al giorno, per 3 mesi. In seguito al trattamento è emersa una significativa riduzione del volume del fibroma uterino, soprattutto nelle pazienti con fibroma intramurale, e una riduzione del flusso e dell’intensità del dolore mestruale. Il trattamento ha, quindi, migliorato la qualità della vita delle pazienti, senza apportare effetti avversi. (Grandi G. et al., 2022)

In seguito alle limitazioni imposte dall’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) sull’uso di ulipristal acetato (UPA), utilizzato anche per il trattamento di fibromi uterini, sempre più pazienti sono passate ad un trattamento con molecole di origine naturale. Uno studio del 2020 (Tinelli A. et al., 2020) è stato condotto su 30 pazienti, in età riproduttiva (30 – 45 anni), affette da fibroma uterino, che hanno interrotto l’assunzione di ulipristal acetato e hanno iniziato il trattamento con EGCG e vitamina D3, per tre mesi. Dai questionari compilati è risultato che il punteggio, relativo alla gravità dei sintomi, è significamente ridotto e il punteggio relativo al miglioramento della qualità della vita è aumentato, per il trattamento naturale, rispetto alla somministrazione di UPA. Lo studio conclude che i trattamenti naturali hanno mostrato una buona aderenza al trattamento, rappresentando una valida alternativa terapeutica per le pazienti che hanno dovuto sospendere la terapia UPA.

In conclusione, stando agli studi, per poter ottenere un contributo significativo, deve essere somministrato un quantitativo di 300 mg di EGCG, nel trattamento con integratori alimentari. Affinché questo sia possibile è necessario, quindi, garantire l’impiego di materie prime di qualità e di estratti titolati, che assicurino l’effettiva presenza di molecole attive al loro interno.

Riferimenti:

Grandi G., Del Savio M.C., Melotti C., Feliciello L., Facchinetti F. Vitamin D and green tea extracts for the treatment of uterine fibroids in late reproductive life: a pilot, prospective, daily-diary based study. Gynecol Endocrinol. 2022 Jan;38(1):63-67.

Roshdy E., Rajaratnam V., Maitra S., Sabry M., Allah A.S., Al-Hendy A. Treatment of symptomatic uterine fibroids with green tea extract: a pilot randomized controlled clinical study. Int J Womens Health. 2013 Aug 7;5:477-86.

Tinelli A., Gustapane S., D’Oria O., Licchelli M., Panese G. Nutraceuticals in fibroid management after ulipristal acetate administration: An observational study on patients’ compliance. Int J Gynaecol Obstet. 2022 Jan;156(1):133-138.

Zhang D., Al-Hendy M., Richard-Davis G., Montgomery-Rice V., Sharan C., Rajaratnam V., Khurana A., Al-Hendy A. Green tea extract inhibits proliferation of uterine leiomyoma cells in vitro and in nude mice. Am J Obstet Gynecol. 2010 Mar;202(3):289.e1-9.

Nuovi interessanti risultati arrivano dalla collaborazione con l’Università degli studi di Salerno

Sono ormai note e comprovate scientificamente le proprietà antiossidanti, anti-infiammatorie e neuroprotettive dell’epigallocatechina gallato (EGCG).

Tuttavia il limite di questa molecola è rappresentato dalla bassa biodisponibilità, ovvero la quantità di principio attivo che riesce a raggiungere il sito d’azione nella forma attiva e che può, quindi, essere effettivamente utilizzata dall’organismo, per goderne dei benefici. Diversi fattori possono alterare la biodisponibilità del principio attivo presente nel prodotto finito e possono dipendere in parte dai processi di lavorazione e in parte dalla capacità della molecola di raggiungere il proprio target, una volta ingerita. Pertanto le ricerche effettuate dalla Sherman Tree Nutraceuticals su TePigal 300® mirano innanzitutto a garantire l’efficacia e la sicurezza del prodotto, seguendo attentamente tutte le fasi della produzione. Dalle analisi effettuate sui lotti, continuamente migliorati, è stato evidenziato che la produzione sempre più aderente alle buone pratiche di lavorazione, i controlli sulla qualità delle materie prime, i corretti stoccaggi a temperature ideali e i packaging efficaci nel preservare le compresse di TePigal 300®, hanno portato a prodotti di qualità sempre superiore. Affrontare, quindi, la seconda sfida, ovvero quella di ottenere un efficace assorbimento di EGCG, partendo da una compressa che racchiude estratti di qualità testata e formulazioni studiate ad hoc, in collaborazione con l’Università degli studi di Salerno, rappresenta un ulteriore passo verso un prodotto che vuole fare la differenza sul mercato dei nutraceutici.

Ai test tecnologici sono stati affiancati anche diversi studi clinici su campioni ematici di pazienti sani, assumenti una compressa di TePigal 300® (300 mg), a digiuno. È difatti dimostrato in più lavori che l’assunzione di EGCG in concomitanza con i pasti, riduce le concentrazioni plasmatiche del nutraceutico: è pertanto consigliato, per ottimarne maggiori benefici, assumerlo a digiuno. (Naumovski et al., 2015) (Andreu-Fernández et al., 2020).  

Dall’analisi dei campioni di sangue è risultato che la concentrazione ematica di ECGC, per una compressa di TePigal 300® (300 mg), non solo è superiore a quella di estratti tal quale (come auspicabile!), ma è decisamente più significativa rispetto ad altri integratori alimentari, riportati in letteratura scientifica.

Ma le ricerche non si sono fermate a questo risultato: attualmente la Sherman Tree Nutraceuticals sta indagando anche su potenziali sinergie, che possano potenziare gli effetti benefici dell’EGCG. Già alcuni nutrienti testati hanno dimostrato un miglioramento del proprio effetto e di quello dell’EGCG, presi singolarmente: queste sinergie, quindi, aprono nuove prospettive per un prodotto TePigal ancora più biodisponibile ed efficace.

Riferimenti:

Andreu-Fernández V, Almeida Toledano L, Pizarro N, Navarro-Tapia E, Gómez-Roig MD, de la Torre R, García-Algar Ó. Bioavailability of Epigallocatechin Gallate Administered With Different Nutritional Strategies in Healthy Volunteers. Antioxidants (Basel). 2020;9(5):440.

Naumovski N, Blades BL, Roach PD. Food Inhibits the Oral Bioavailability of the Major Green Tea Antioxidant Epigallocatechin Gallate in Humans. Antioxidants (Basel). 2015 May 27;4(2):373-93

Studio sulla biodisponibilità ematica di Epigallocatechina gallato (EGCG) da TèPigal 300

Sherman Tree Nutraceuticals s’impegna a offrire nutraceutici e integratori per il benessere e il mantenimento dello stato di salute basati sulle evidenze scientifiche.

Il tè verde e il suo fitochimico principale, l’epigallocatechina gallato (EGCG), sono stati indicati da numerosi studi come potenti agenti antiossidanti, utili nell’infiammazione, coadiuvanti del dimagrimento e dell’utilizzo dei grassi come fonte di energia, contro lo stress psico-fisico e per aumentare la focalizzazione mentale senza gli effetti negativi della caffeina.

Questo ha portato, negli ultimi anni, a un fiorire di integratori offerti ai consumatori in vari formati e dosaggi. C’è però da sottolineare che non tutti gli integratori sono uguali: gli estratti di tè verde, ad esempio, possono avere un tenore molto diverso nella composizione in catechine ma, in particolare, possono non garantire una adeguata biodisponibilità dell’EGCG.

La biodisponibilità della molecola è infatti un punto molto critico. L’EGCG dimostra infatti, a causa delle caratteristiche della sua molecola, una bassa biodisponibilità. È quindi indispensabile, perché possa svolgere le proprie azioni, che l’integratore che la contiene sia capace di renderla anche altamente biodisponibile.

Per biodisponibilità si intende infatti la quantità di una sostanza che può essere ritrovata nel sangue dopo la somministrazione. Negli integratori, che sono assunti per via orale, è quindi fondamentale che la molecola non sia degradata dagli acidi gastrici durante il suo passaggio nello stomaco ma arrivi nell’intestino dove può essere assorbita nel sangue e da questo trasportato verso tutti i tessuti sui quali può agire.

Per l’EGCG c’è poi un dosaggio giornaliero massimo che deve essere scrupolosamente rispettato, per offrire un prodotto assolutamente efficace e sicuro per tutti i consumatori.

Nel formulare TèPigal 300, Sherman Tree Nutraceuticals ha tenuto conto di tutte queste criticità dell’EGCG studiando quindi una formulazione in compresse che contengono estratto da Camellia sinensis, la pianta del tè, con una altissima titolazione in EGCG (95%). Il suo contenuto è poi di 300 mg, il massimo consentito, in modo da avere in una sola compressa i benefici di 5 tazze di tè verde.

Per garantire però ai suoi clienti l’eccellenza del prodotto, Sherman Tree Nutraceuticals lo ha fatto testare al laboratorio indipendente dell’Università degli Studi di Salerno nell’ambito di un ampio progetto sui suoi integratori.

L’Università di Salerno ha quindi verificato sia il contenuto di EGCG nelle compresse di TèPigal 300 che la capacità delle compresse di rilasciare tutto il loro contenuto a livello dell’intestino. Questo è stato possibile tramite delle prove che hanno riprodotto il passaggio della compressa attraverso lo stomaco per arrivare fino all’intestino.

Dopo questo controllo, è iniziato un ulteriore studio per verificare su volontari il quantitativo di EGCG che si può ritrovare nel sangue dopo l’assunzione di una compressa.

Attraverso convenzione firmata con l’Università di Salerno è stata avviata una ricerca in tre fasi per testare la biodisponibilità di principi attivi di origine vegetale dopo somministrazione orale di integratori alimentari.

Lo studio, che comprende anche test su altri prodotti quali Polidase e Actisulf, ha saggiato quindi la biodisponibilità di Epigallocatechina gallato (EGCG) dopo somministrazione di una compressa di TèPigal 300 (corrispondente a 300 mg di EGCG) in soggetti sani a digiuno.

Lo studio in tre fasi ha completato i primi due step consentendo di avere dei dati preliminari sulla biodisponibilità della molecola.

Già con altro studio dell’Università di Salerno, come anticipato, era stata verificata la corrispondenza fra il contenuto dichiarato di EGCG e la sua effettiva presenza nelle compresse di TèPigal 300; lo studio ha anche compreso un test di disgregazione che ha confermato la resistenza delle compresse a pH gastrico e la loro disgregazione a pH intestinale, confermando che non vi è dispersione di principio attivo che viene veicolato nella sua sede di assorbimento (intestino).

PRIMA FASE

Nella prima fase dello studio, tre volontari di sesso maschile in buono stato di salute hanno assunto 1 compressa di TèPigal 300 a digiuno insieme a 1 compressa masticabile di Actisulf. Campioni ematici sono stati prelevati dopo 15 minuti, 60 minuti, 120 minuti dall’assunzione. Le concentrazioni di EGCG sono state rilevate attraverso cromatografia liquida ad elevatissime prestazioni accoppiata a spettrofotometria ad elevata risoluzione (UHPLC-MS/MS), effettuata con spettrometro di massa ibrido quadruplo (Orbitrap Q-Exactive).

La biodisponibilità ematica riscontrata è in linea con i tempi necessari perché la compressa di TèPigal 300 di disgreghi e permetta l’assorbimento nella mucosa gastrica, con picco ematico in due dei tre volontari a 120 min.

La scarsissima presenza di analita a 15 min è conforme alla via di somministrazione e alla resistenza alla disgregazione gastrica.

SECONDA FASE

Nella seconda fase dello studio 9 volontari in buona salute hanno assunto 1 compressa di TèPigal 300 in combinazione con altri integratori.

Nello specifico:

  • 2 volontari hanno assunto TèPigal 300 +  1cpr di Vitamina C
  • 2 volontari hanno assunto TèPigal 300 +  2 cpr di Actisulf
  • 5 volontari hanno assunto TèPigal 300 +  2 cpr di Polidase

Prelievi ematici sono stati effettuati a 15, 60, 120 min dall’assunzione.

Le concentrazioni di EGCG sono state rilevate attraverso cromatografia liquida ad elevatissime prestazioni accoppiata a spettrofotometria ad elevata risoluzione (UHPLC-MS/MS) effettuata con spettrometro di massa ibrido quadruplo (Orbitrap Q-Exactive).

Somministrazione: TèPigal 300 + Vitamina C

La contemporanea somministrazione di Vitamina C sembra avere un effetto sul picco ematico che è anticipato a 60 min per tutti e due i soggetti mentre non ha effetti rilevanti sulla biodisponibilità dell’EGCG (NdA: Il numero esiguo di soggetti testati non può contraddire le prove pubblicate in altri studi secondo le quali la vitamina C facilita l’assorbimento di EGCG).

Somministrazione: TèPigal 300 + Actisulf

Anche in questo caso i due valori sono eterogenei ma si conferma un picco ematico a 60 min con una graduale riduzione della biodisponibilità a 120 min.

Somministrazione: TèPigal 300 + Polidase

La biodisponibilità appare variabile nei soggetti testati ma coerente con le variabilità interindividuale legate a diversi tempi di assorbimento, età, acidità gastrica, contenuto di cibo e nello stomaco.

Si conferma che a 15 min non c’è un apprezzabile presenza di EGCG nel sangue – così come ci s’attendeva che fosse – mentre i picchi ematici vengono raggiunti dopo 60 e 120 min dalla somministrazione, confermando quanto già riportato sulla disgregazione delle compresse nell’intestino.

Considerazioni finali

Oggetto dello studio è la verifica della capacità dell’integratore TèPigal 300 di rendere biodisponibile EGCG nei modi e nelle quantità coerenti con i dati della letteratura scientifica.

I risultai ottenuti dimostrano che TèPigal 300 permette di veicolare il proprio contenuto di EGCG nella sede di assorbimento – intestino – senza dispersione durante il transito gastrico. La presenza di picchi ematici a 60 min evidenzia come l’EGCG sia velocemente assorbita una volta che la compressa si sia disgregata.

La presenza di plateau dopo i picchi ematici è indice di una buona biodisponibilità continuata fino a 120 min quando, per la maggior parte dei soggetti testati, si ha la fase di eliminazione.

 Il raggiungimento in alcuni volontari del picco ematico a 120 min è coerente con le differenze nello svuotamento gastrico peculiari per ogni individuo.

Riguardo le concentrazioni di EGCG registrate, si può notare una variabilità fra i soggetti testati che rientra nella variabilità statistica riferita al numero di partecipanti allo studio.

Nella prima fase della ricerca su tre volontari i valori di EGCG sono compresi fra:

  • 0.990 ± 1.19 µM e 1.628 ± 4.43 µM (rispettivamente 453.65 ± 4.67 ng/mL e 746.41 ± 6.62 ng/mL) dopo 60 minuti
  • 1.311 ± 1.08 µM e 1.582 ± 6.25 µM (rispettivamente 600.74 ± 6.45 ng/mL e 725.05 ± 3.32 ng/mL) dopo 120 minuti.

Nella seconda fase della ricerca è stato possibile determinare una quantità media di EGCG di

  • 1.48 ± 1.26 μmol/L dopo 60 minuti (678.67 ± 578.04 ng/mL)
  • 1.12 ± 0.56 μmol/L dopo 120 minuti dalla somministrazione (511.86 ± 255.91 ng/mL)

I valori medi ottenuti nelle due fasi sono quindi confrontabili e indicativi della capacità di TèPigal 300 di fornire EGCG biodisponibile.

In considerazioni dei riferimenti bibliografici indicati dall’Università di Salerno

è stato possibile verificare che i dati ottenuti per la somministrazione di 300 mg di EGCG come TèPigal 300 sono confrontabili con gli altri studi sull’uomo riguardo la biodisponibilità di preparazioni contenenti EGCG, soprattutto riguardo la biodisponibilità a digiuno (Lo studio Naumovski, N.; Blades, B.L.; Roach, P.D. Food Inhibits the Oral Bioavailability of the Major Green Tea Antioxidant Epigallocatechin Gallate in Humans. Antioxidants 2015, 4, 373-393. https://doi.org/10.3390/antiox4020373 ha infatti indagato la biodisponibilità di EGCG somministrata come integratore a digiuno e con cibo e ha rilevato che l’ingestione di EGCG con acqua a stomaco vuoto è il metodo più appropriato per la somministrazione orale di EGCG).

Evidenze cliniche sull’uso del sulforafano

Sulforafano

Dosaggio stimato per uso umano[1]:

  •  1.1-5.5 mg – per individuo di 68 Kg
  • 1.5-7.2 mg – per individuo di 90 Kg
  • 1.7-9.1 mg – per individuo di 113 Kg

Disordini neurologici e patologie neurodegenerative[2]

Disordini dello spettro autistico

L’integrazione con sulforafano sembra essere capace di migliorare alcune delle condizioni dell’autismo ed è stata perciò oggetto di studio recente per determinare se esista una correlazione positiva fra l’assunzione del sulforafano e i miglioramenti nel comportamento e nell’interazione sociale. L’attività del sulforafano sarebbe legata alla sua capacità di ridurre lo stato infiammatorio e di agire come antiossidante indiretto e neuroprotettivo.

Attraverso l’osservazione mediante le scale internazionali in uso nella materia (Aberrant Behavior Checklist Scores – ABC; Social Responsiveness Scale Score -SRS; Autism Clinical Global Impression Severity -ACGI-S; Autism Clinical Global Impression Improvement -ACGI-I; Ohio Autism Clinical Global Impressions Scale – Severity and Improvement – OACIS-S et I) è stato possibile notare un miglioramento nelle interazioni sociali e nel comportamento con riduzione delle manifestazioni di iperattività, nervosismo, irritabilità e letargia.

La ricerca di biomarcatori legati allo stato infiammatorio ha dimostrato una riduzione degli mRNA per molecole proinfiammatorie e un aumentata espressione delle vie antiinfiammatorie.

Ambito di applicazioneRisultati e meccanismo d’azioneInformazioni sullo studioStudio clinico riferimento
Disordini dello spettro autistico (5 studi)Miglioramento degli indici di riferimento e dell’osservazione dei caregivers riguardo alla reattività e l’interazione sociale. Cambiamenti significativi biomarcatori dello stato redox del glutatione, nella respirazione mitocondriale, nei marcatori infiammatori e nelle proteine ​​​​da shock termico. TIPO DI STUDIO: randomizzato parallelo in doppio cieco   DURATA: 36 settimane PARTECIPANTI: 57 bambini, di età compresa tra 3 e 12 anni, con ASD   DOSAGGIO: 2,2 μmol/kg/giornoZimmerman AW, Singh K, Connors SL, Liu H, Panjwani AA, Lee LC, Diggins E, Foley A, Melnyk S, Singh IN, James SJ, Frye RE, Fahey JW. Randomized controlled trial of sulforaphane and metabolite discovery in children with Autism Spectrum Disorder. Mol Autism. 2021 May 25;12(1):38.
 Aumento dei biomarcatori specifici citoporotettivi (NQO1, HO-1, AKR1C1, HSP27 e HSP70); diminuzione degli mRNA dei fattori pro-infiammatori (IL-6, IL-1β, COX-2 e TNF-α)TIPO DI STUDIO: in vitro (ricerca dei marcatori biologici dello stress ossidativo associati all’ASD su PBMC ex-vivo e da pazienti con ASD trattati con sulforafano somministrato per via orale)Liu H, Zimmerman AW, Singh K, Connors SL, Diggins E, Stephenson KK, Dinkova-Kostova AT, Fahey JW. Biomarker Exploration in Human Peripheral Blood Mononuclear Cells for Monitoring Sulforaphane Treatment Responses in Autism Spectrum Disorder. Sci Rep. 2020 Apr 2;10(1):5822
 Sostanziali cambiamenti nelle scale di valutazione socialità e comportamento; riduzione dell’iperattività, irritabilità, letargiaTIPO DI STUDIO: randomizzato, in doppio cieco, controllato con placebo   DURATA: 22 settimane   PARTECIPANTI: 44 giovani uomini (di età compresa tra 13 e 27 anni) con ASD da moderato a grave   DOSAGGIO: da 50 µmol a 150 µmol di sulforafano in base al peso corporeo.    Singh K, Connors SL, Macklin EA, Smith KD, Fahey JW, Talalay P, Zimmerman AW. Sulforaphane treatment of autism spectrum disorder (ASD). Proc Natl Acad Sci U S A. 2014 Oct 28;111(43):15550-5
 Riduzione della severità dei sintomi. Miglioramento significativo dei parametri valutati.TIPO DI STUDIO: open-label   DURATA: 28 settimane   PARTECIPANTI: 6 soggetti da 3 a 33 anni con ASD da moderato a grave   DOSAGGIO: da 50 µmol a 150 µmol di sulforafano in base al peso corporeo.    Evans S, Fuller DJ. Initial outcomes from an autism treatment demonstration. Clin Med Invest. 2016, 1(1):16–9
 Miglioramento dei parametri considerati. Identificazione di 77 metaboliti urinari correlabili con il miglioramento della sintomatologia.TIPO DI STUDIO: open-label   DURATA: 12 settimane   PARTECIPANTI: 15 soggetti da 5-22 anni con ASD da moderato a grave   DOSAGGIO: 2.5 μmol/lb di peso corporeoBent S, Lawton B, Warren T, Widjaja F, Dang K, Fahey JW, et al. Identification of urinary metabolites that correlate with clinical improvements in children with autism treated with sulforaphane from broccoli. Mol Autism. 2018, 9:35

Disturbi psichiatrici

I disturbi della persona che interessano la sfera emotiva e psichiatrica sono un problema di pubblica sanità in tutto il mondo. La risposta a patologie come la depressione e la schizofrenia è però, spesso, non sufficientemente adeguate poiché si può avere mancata risposta da parte del paziente (è il caso del trattamento della depressione) o portare a pesanti effetti collaterali che fanno desistere il paziente dal continuare la terapia.

È ad oggi sconosciuta la causa dell’insorgenza di tali patologie ma vi sono solide prove che possano essere coinvolte le citochine proinfiammatorie.

Il sulforafano, agendo come antinfiammatorio e aumentando l’espressione degli enzimi di Fase 2 si propone come un possibile trattamento integrativo per migliorare il deterioramento cognitivo, ridurre e prevenire stati di prostrazione. Inoltre, il sulforafano può influenzare direttamente i neuroni aumentando il fattore neurotrofico derivato dal cervello (BDNF).

Gli studi clinici con sulforafano si sono quindi sia indirizzati all’osservazione del miglioramento dei sintomi che alla identificazione di biomarker infiammatori che il sulforafano riduce.

Ambito di applicazioneRisultati e meccanismo d’azioneInformazioni sullo studioStudio clinico riferimento
DepressioneValutazione dell’efficacia con Hamilton Rating Scale for Depression (HAM-D). Miglioramento nei punteggi HAM-D nel gruppo trattato, maggiore remissione rispetto al controllo.TIPO DI STUDIO: clinico randomizzato, in doppio cieco, controllato con placebo   DURATA: 6 settimane   PARTECIPANTI: 66 pazienti tra 40-65 anni con precedente storia di almeno un intervento cardiaco e depressione attuale da lieve a moderata   DOSAGGIO: 30 mg/dieGhazizadeh‐Hashemi, Fatemeh, et al. “Efficacy and safety of sulforaphane for treatment of mild to moderate depression in patients with history of cardiac interventions: A randomized, double‐blind, placebo‐controlled clinical trial.” Psychiatry and Clinical Neurosciences 75.8 (2021): 250-255.
Schizofrenia e disturbo bipolare (2 studi)Miglioramento della funzione cognitiva e dell’apprendimento misurata utilizzando la versione giapponese della batteria CogStateTIPO DI STUDIO: osservazionale open-label   DURATA: 8 settimane   PARTECIPANTI: 10 pazienti ambulatoriali con schizofrenia (20-65 anni)   DOSAGGIO: 30 mg/die  Shiina A, Kanahara N, Sasaki T, Oda Y, Hashimoto T, Hasegawa T, Yoshida T, Iyo M, Hashimoto K. An Open Study of Sulforaphane-rich Broccoli Sprout Extract in Patients with Schizophrenia. Clin Psychopharmacol Neurosci. 2015 Apr 30;13(1):62-7
 Miglioramento significativo della memoria di lavoro spaziale, risoluzione di problemi di logica, apprendimento verbale, problem solving.TIPO DI STUDIO: studio randomizzato in doppio cieco    DURATA: 22 settimane   PARTECIPANTI: 172 pazienti con schizofrenia al primo episodio   DOSAGGIO: gruppo 1: 146 μmol/partecipante/die gruppo 2: 219 μmol/partecipante/die  Gangrui Hei, Robert C Smith, Ranran Li, Jianjun Ou, Xueqing Song, Yingjun Zheng, Yiqun He, Jen Arriaza, Jed W Fahey, Brian Cornblatt, Dongyu Kang, Ye Yang, Jing Huang, Xiaoyi Wang, Kristin Cadenhead, Mimei Zhang, John M Davis, Jingping Zhao, Hua Jin, Renrong Wu, Sulforaphane Effects on Cognition and Sintomi in First and Early Episode Schizophrenia: A Randomized Double-Blind Trial, Schizophrenia Bulletin Open, Volume 3, Issue 1, January 2022, sgac024

Disordini metabolici

L’infiammazione cronica di basso grado è un processo legato alla sindrome metabolica caratterizzata da obesità, diabete di Tipo 2, patologie cardiovascolari. Con la sua attività antinfiammatoria, il sulforafano può agire riducendo i fattori che causano lo stato infiammatorio, tuttavia la sua azione salutistica può essere diretta sulle patologie menzionate grazie all’azione lipolitica e di riduzione della grandezza degli adipociti, e grazie al miglioramento della tolleranza al glucosio e della resistenza all’insulina. Le prove in vitro hanno infatti evidenziato come, attraverso l’inattivazione della via delle MAPK, il sulforafano agisca sulla deposizione dei grassi e come l’attivazione di Nrf2 possa influire sulla patologia diabetica.

Il sulforafano ha infatti dimostrato in vitro di ridurre l’adipogenesi, indurre l’apopotosi degli adipociti, aumentare la velocità di lipolisi.

Nei modelli di diabete di tipo 1 e di tipo 2 riduce la resistenza all’insulina, migliora la tolleranza al glucosio e svolge un’azione nefroprotettiva.

I meccanismi ritenuti responsabili dei miglioramenti sono legati alla diminuzione della risposta infiammatoria ma anche al migliorato trofismo della flora batterica intestinale.

Ambito di applicazioneRisultati e meccanismo d’azioneInformazioni sullo studioStudio clinico riferimento
Diabete di Tipo 2 (2 studi)Nei pazienti obesi con diabete di Tipo 2 non regolato si ha riduzione del valore di emoglobina glicata e riduzione dei livelli di glucosio a digiunoTIPO DI STUDIO: doppio cieco randomizzato, controllato con placebo   DURATA: 12 settimane   PARTECIPANTI: 103 pazienti con diabete di tipo 2   DOSAGGIO: 150 μmol/dieAxelsson AS, Tubbs E, Mecham B, Chacko S, Nenonen HA, Tang Y, Fahey JW, Derry JMJ, Wollheim CB, Wierup N, Haymond MW, Friend SH, Mulder H, Rosengren AH. Sulforaphane reduces hepatic glucose production and improves glucose control in patients with type 2 diabetes. Sci Transl Med. 2017 Jun 14;9(394): eaah4477
 Significativa riduzione della concentrazione sierica di insulina e miglioramento dell’insulinoresistenzaTIPO DI STUDIO: parallelo in doppio cieco, randomizzato, controllato con placebo   DURATA: 4 settimane   PARTECIPANTI: 81 pazienti (16-60 anni) con diagnosi di diabete di Tipo 2 da almeno un anno   DOSAGGIO: gruppo 1: 225 μmol/die gruppo 2: 112 μmol/dieBahadoran Z, Tohidi M, Nazeri P, Mehran M, Azizi F, Mirmiran P. Effect of broccoli sprouts on insulin resistance in type 2 diabetic patients: a randomized double-blind clinical trial. Int J Food Sci Nutr. 2012 Nov;63(7):767-71

Malattia tumorale

Il trattamento dei tumori si fa di giorno in giorno più specifico mettendo a disposizione del medico nuovi mezzi per affrontare la malattia e prolungare l’aspettativa di vita dei pazienti.

L’eterogeneità e complessità della materia permette comunque di rilevare che un’azione antiossidante e antinfiammatoria con sulforafano può essere di supporto alle terapie consolidate. In quest’ottica il sulforafano si propone come parte dei trattamenti oncologici integrativi.

L’attività del sulforafano nell’indurre l’apoptosi e ridurre la progressione tumorale è stata documentata in studi in vitro e in vivo su modelli. La capacità del sulforafano di raggiungere i distretti corporei e di promuovere le specie antiossidanti è stata verificata anche nell’uomo (tessuto mammario, tessuto prostatico, colon).

Non bisogna però dimenticare anche la sua azione disintossicante e di induzione degli enzimi di Fase 2. La capacità di aumentare l’escrezione di cancerogeni ambientali è stata oggetto di un esteso studio che ha confermato le potenzialità chemiopreventive del sulforafano.

Ambito di applicazioneRisultati e meccanismo d’azioneInformazioni sullo studioStudio clinico riferimento
Chemioprevenzione (3 studi)Azione detossificante  Aumento dell’escrezione urinaria di coniugati fra glutatione e inquinanti ambientali cancerogeni (acroleina, crotonaldeide, ossido di etilene, benzene)TIPO DI STUDIO: randomizzato a due bracci incrociati

DURATA: studio in due fasi incrociate di 7 giorni di intervento inframezzate da washout di 5 giorni   PARTECIPANTI: 50 volontari sani   DOSAGGIO: 1 – 800 μmol di glucorafanina/die 2 – 150 μmol di sulforafano/die
Thomas W. Kensler, Derek Ng, Steven G. Carmella, Menglan Chen, Lisa P. Jacobson, Alvaro Muñoz, Patricia A. Egner, Jian Guo Chen, Geng Sun Qian, Tao Yang Chen, Jed W. Fahey, Paul Talalay, John D. Groopman, Jian-Min Yuan, Stephen S. Hecht, Modulation of the metabolism of airborne pollutants by glucoraphanin-rich and sulforaphane-rich broccoli sprout beverages in Qidong, China, Carcinogenesis, Volume 33, Issue 1, January 2012, Pages 101–107
  Aumento dell’escrezione urinaria di coniugati fra glutatione e inquinanti ambientali cancerogeniTIPO DI STUDIO: randomizzato controllato con placebo   DURATA: 12 settimane   PARTECIPANTI: 291 volontari sani

DOSAGGIO: 600 μmol/die di glucorafanina e 40 μmol/die di sulforafano
Egner, Patricia A., Jian Guo Chen, and Adam T. Zarth. “Rapid and Sustainable Detoxication of Airborne Pollutants by.” (2014).
  Aumento dei fattori antiossidanti protettivi contro cancro orale indotto da cancerogeni ambientali e inquinantiTIPO DI STUDIO: pilota crossover a braccio singolo   DURATA: 3 interventi di 5 giorni   PARTECIPANTI: 10 volontari sani   DOSAGGIO: Regime 1- 600 μmol/L di estratto di germogli di broccolo ricco di glucorafanina/die   Regime 2 – 150 μmol/L di estratto di germogli di broccolo ricco di sulforafano/die   Regime 3, 150 μmol/L di estratto di germogli di broccolo ricco di sulforafano/die solo esposizione topica  Bauman JE, Zang Y, Sen M, Li C, Wang L, Egner PA, Fahey JW, Normolle DP, Grandis JR, Kensler TW, Johnson DE. Prevention of Carcinogen-Induced Oral Cancer by Sulforaphane. Cancer Prev Res (Phila). 2016 Jul;9(7):547-57
Cancro della prostata (2 studi)Sorveglianza attiva del cancro prostaticoRiduzione dell’espressione di fattori infiammatori e dei potenziali percorsi transizione epiteliale-mesenchimale nel cancro prostatico TIPO DI STUDIO:
intervento in doppio cieco randomizzato a 3 bracci paralleli   DURATA: 12 mesi   PARTECIPANTI: 49 (tra 18-80 anni) uomini in sorveglianza attiva per cancro prostatico   DOSAGGIO: 72 μmol/settimana214 μmol/settimana 492 μmol/settimana
Traka MH, Melchini A, Coode-Bate J, Al Kadhi O, Saha S, Defernez M, Troncoso-Rey P, Kibblewhite H, O’Neill CM, Bernuzzi F, Mythen L, Hughes J, Needs PW, Dainty JR, Savva GM, Mills RD, Ball RY, Cooper CS, Mithen RF. Transcriptional changes in prostate of men on active surveillance after a 12-mo glucoraphanin-rich broccoli intervention-results from the Effect of Sulforaphane on prostate CAncer PrEvention (ESCAPE) randomized controlled trial. Am J Clin Nutr. 2019 Apr 1;109(4):1133-1144
  Riduzione moderata dei valori di PSA. Tempo di raddoppio del PSA è migliorato da 6,1 mesi prima dello studio a 9,6 mesi durante lo studioTIPO DI STUDIO: pilota a braccio singolo    DURATA: 20 settimane
PARTECIPANTI: 20 pazienti con adenocarcinoma prostatico ricorrente recidivante trattato con una prostatectomia o radioterapia.   DOSAGGIO: 200 μmoli/die di estratti ricchi di sulforafano
Alumkal, J.J., Slottke, R., Schwartzman, J. et al. A phase II study of sulforaphane-rich broccoli sprout extracts in men with recurrent prostate cancer. Invest New Drugs 33, 480–489 (2015)

Infiammazione e risposta allo stress ossidativo

Il sulforafano agisce come antiinfiammatorio inibendo la traslocazione di NF-kB e attivando la via Nrf2/HO-1, regolando così i meccanismi di produzione delle citochine proinfiammatorie IL-6, IL-1β e TNF-α.

Attraverso una aumentata espressione della sintesi del glutatione e degli antiossidanti fisiologico SOD e catalasi, il sulforafano interviene anche sulla riduzione della produzione di specie reattive dell’ossigeno (ROS), riducendo quindi i danni ossidativi. Inoltre, inibisce la sintesi di specie reattive dell’azoto concorrendo alla protezione delle membrane cellulare e dei tessuti.

Questa attività si riflette nel suo potenziale contro le manifestazioni dolorose di articolazioni, muscoloscheletriche, intestinali, dell’apparato respiratorio. Per esteso, influisce anche sulle patologie vascolari, tumorali, neuronali.

Nei disturbi dello spettro autistico i processi infiammatori, in particolare intestinali, sembrano avere una elevata componente nella sintomatologia. I soggetti con ASD hanno infatti indici di infiammazione superiore rispetto alla popolazione generale. Il trattamento con sulforafano riduce le citochine proinfiammatorie e aumenta quelle ad azione antiinfiamatoria.

Studi in vitro e in vivo su modelli hanno permesso di comprendere i meccanismi dell’attività antiinfiammatoria che è coadiuvata dall’attività antiossidante: inibizione significativa della produzione di prostaglandina-E2 (PGE2), dell’espressione della metalloproteinasi-9 (MMP-9) e della ciclossigenasi-2 (COX-2) dell’attività dell’ossido nitrico sintasi inducibile (iNOS), aumentata espressione del glutatione (GSH) e degli enzimi disintossicanti di Fase 2.

Ambito di applicazioneRisultati e meccanismo d’azioneInformazioni sullo studioStudio clinico riferimento
Disturbi dello spettro autistico (3 studi)Azione antinfiammatoriaAumento dei biomarcatori specifici citoporotettivi (NQO1, HO-1, AKR1C1, HSP27 e HSP70); diminuzione degli mRNA dei fattori pro-infiammatori (IL-6, IL-1β, COX-2 e TNF-α)TIPO DI STUDIO: in vitro (ricerca dei marcatori biologici dello stress ossidativo associati all’ASD su PBMC ex-vivo e da pazienti con ASD trattati con sulforafano somministrato per via orale)Liu H, Zimmerman AW, Singh K, Connors SL, Diggins E, Stephenson KK, Dinkova-Kostova AT, Fahey JW. Biomarker Exploration in Human Peripheral Blood Mononuclear Cells for Monitoring Sulforaphane Treatment Responses in Autism Spectrum Disorder. Sci Rep. 2020 Apr 2;10(1):5822
  Identificazione di 77 metaboliti urinari correlabili con il miglioramento della sintomatologia.TIPO DI STUDIO: open-label   DURATA: 12 settimane   PARTECIPANTI: 15 soggetti da 5-22 anni con ASD da moderato a grave   DOSAGGIO: 2.5 μmol/lb di peso corporeoBent S, Lawton B, Warren T, Widjaja F, Dang K, Fahey JW, et al. Identification of urinary metabolites that correlate with clinical improvements in children with autism treated with sulforaphane from broccoli. Mol Autism. 2018, 9:35
  Cambiamenti significativi biomarcatori dello stato redox del glutatione, nella respirazione mitocondriale, nei marcatori infiammatori e nelle proteine ​​​​da shock termico. TIPO DI STUDIO: randomizzato parallelo in doppio cieco   DURATA: 36 settimane PARTECIPANTI: 57 bambini, di età compresa tra 3 e 12 anni, con ASD   DOSAGGIO: 2,2 μmol/kg/giornoZimmerman AW, Singh K, Connors SL, Liu H, Panjwani AA, Lee LC, Diggins E, Foley A, Melnyk S, Singh IN, James SJ, Frye RE, Fahey JW. Randomized controlled trial of sulforaphane and metabolite discovery in children with Autism Spectrum Disorder. Mol Autism. 2021 May 25;12(1):38.
Apparato respiratorio (3 studi)Risposta allergica, asma, stress ossidativoConta dei globuli bianchi e dei biomarcatori per infiammazione delle vie aeree superiori dimostra il potenziale del sulforafano nel ridurre l’impatto dell’inquinamento da particolato sulle malattie allergiche e sull’asmaTIPO DI STUDIO: tre fasi sequenziali: screening, controllo e intervento   DURATA:4 giorni   PARTECIPANTI: 29 soggetti sani di età superiore ai 18 anni che sono risultati positivi agli allergeni del gatto     DOSAGGIO: 100 μmol/dieHeber D, Li Z, Garcia-Lloret M, Wong AM, Lee TY, Thames G, Krak M, Zhang Y, Nel A. Sulforaphane-rich broccoli sprout extract attenuates nasal allergic response to diesel exhaust particles. Food Funct. 2014 Jan;5(1):35-41
  Aumento degli enzimi di Fase 2 della mucosa nelle vie aeree superiori come biomarker della riduzione degli effetti infiammatori dello stress ossidativoTIPO DI STUDIO: a singolo cieco con controllo   DURATA: 4 giorni   PARTECIPANTI: 75 volontari sani non fumatori maggiori di 18 anni   DOSAGGIO: dosi crescenti da 50 g a 200 g di preparato di germogli di broccoloRiedl, Marc A., Andrew Saxon, and David Diaz-Sanchez. “Oral sulforaphane increases Phase II antioxidant enzymes in the human upper airway.” Clinical immunology 130.3 (2009): 244-251.
  Riduzione della resistenza delle vie aeree; miglioramento della broncocostrizione indotta con metacolinaTIPO DI STUDIO: open-label   DURATA: 2 settimane   PARTECIPANTI: 44 soggetti con iperreattività delle vie aeree superiori   DOSAGGIO: 100 μmol/dieBrown, R.H., Reynolds, C., Brooker, A. et al. Sulforaphane improves the bronchoprotective response in asthmatics through Nrf2-mediated gene pathways. Respir Res 16, 106 (2015)
Apparato GI (2 studi)Infiammazione della mucosa gastrica da H.piloryRiduzione della colonizzazione da Helicobacter pylori, attenuazione della gastrite e dello stress ossidativo, induzione di enzimi citoprottetivi della mucosa gastricaTIPO DI STUDIO: randomizzato controllato   DURATA: 8 settimane   PARTECIPANTI: 50 volontari H. pylori positivi non in trattamento farmacologico   DOSAGGIO: 420 μmol/dieYanaka, Akinori, et al. “Dietary sulforaphane-rich broccoli sprouts reduce colonization and attenuate gastritis in Helicobacter pylori–infected mice and humans.” Cancer Prevention Research 2.4 (2009): 353-360.
 Riduzione dello stress ossidativo epaticoRiduzione dei biomarker dell’infiammazione epatica e dello stress ossidativo  TIPO DI STUDIO: randomizzato, controllato con placebo, in doppio cieco   DURATA: 8 settimane   PARTECIPANTI: 55 maschi (30 – 69 anni) con steatosi epatica   DOSAGGIO: 3 capsule contenenti 30 mg di glucorafanina/die  Kikuchi M, Ushida Y, Shiozawa H, Umeda R, Tsuruya K, Aoki Y, Suganuma H, Nishizaki Y. Sulforaphane-rich broccoli sprout extract improves hepatic abnormalities in male subjects. World J Gastroenterol. 2015 Nov 21;21(43):12457-67

Detossificazione e protezione epatica

La molecola di sulforafano si distingue per la sua capacità di indurre gli enzimi di Fase 2 e di avere una moderata azione di inibizione verso gli enzimi di Fase 1. Rallentando quindi la prima fase di conversione delle sostanze esogene e incentivando invece il loro allontanamento contribuisce ai processi di detossificazione.

Grazie alla sua attività, sostanze estranee e metaboliti vengono più prontamente coniugati ed escreti. Sulforafano agisce infatti aumentando la disponibilità di glutatione, aumenta la disponibilità di NQO-1 (NAD(P)H deidrogenasi), GST (glutatione transferasi), UGT (glucuroniltransferasi), eme ossigenasi 1 (HO1).

In questo modo agisce da chemiopreventivo e riduce la tossicità epatica, agendo da epatoprotettore anche grazie alla riduzione dello stress ossidativo.

Gli studi clinici hanno rilevato la capacità del sulforafano di aumentare l’escrezione di sostanze cancerogene e di proteggere il fegato da forme infiammatorie.

Ambito di applicazioneRisultati e meccanismo d’azioneInformazioni sullo studioStudio clinico riferimento
Detossificazione (4 studi)Aumento escrezione sostanze tossiche e chemioprevenzioneAumento degli enzimi di Fase 2 della mucosa nelle vie aeree superiori TIPO DI STUDIO: a singolo cieco con controllo   DURATA: 4 giorni   PARTECIPANTI: 75 volontari sani non fumatori maggiori di 18 anni   DOSAGGIO: dosi crescenti da 50 g a 200 g di preparato di germogli di broccoloRiedl, Marc A., Andrew Saxon, and David Diaz-Sanchez. “Oral sulforaphane increases Phase II antioxidant enzymes in the human upper airway.” Clinical immunology 130.3 (2009): 244-251.
  Aumento dell’escrezione urinaria di coniugati fra glutatione e inquinanti ambientali cancerogeni (acroleina, crotonaldeide, ossido di etilene, benzene)TIPO DI STUDIO: randomizzato a due bracci incrociati

DURATA: studio in due fasi incrociate di 7 giorni di intervento inframezzate da washout di 5 giorni   PARTECIPANTI: 50 volontari sani   DOSAGGIO: 1 – 800 μmol di glucorafanina/die 2 – 150 μmol di sulforafano/die
Thomas W. Kensler, Derek Ng, Steven G. Carmella, Menglan Chen, Lisa P. Jacobson, Alvaro Muñoz, Patricia A. Egner, Jian Guo Chen, Geng Sun Qian, Tao Yang Chen, Jed W. Fahey, Paul Talalay, John D. Groopman, Jian-Min Yuan, Stephen S. Hecht, Modulation of the metabolism of airborne pollutants by glucoraphanin-rich and sulforaphane-rich broccoli sprout beverages in Qidong, China, Carcinogenesis, Volume 33, Issue 1, January 2012, Pages 101–107
  Aumento dell’escrezione urinaria di coniugati fra glutatione e inquinanti ambientali cancerogeniTIPO DI STUDIO: randomizzato controllato con placebo   DURATA: 12 settimane   PARTECIPANTI: 291 volontari sani

DOSAGGIO: 600 μmol/die di glucorafanina e 40 μmol/die di sulforafano
Egner, Patricia A., Jian Guo Chen, and Adam T. Zarth. “Rapid and Sustainable Detoxication of Airborne Pollutants by.” (2014).
  Aumento dei fattori antiossidanti protettivi contro cancro oraleTIPO DI STUDIO: pilota crossover a braccio singolo   DURATA: 3 interventi di 5 giorni   PARTECIPANTI: 10 volontari sani   DOSAGGIO: Regime 1- 600 μmol/L di estratto di germogli di broccolo ricco di glucorafanina/die   Regime 2 – 150 μmol/L di estratto di germogli di broccolo ricco di sulforafano/die   Regime 3, 150 μmol/L di estratto di germogli di broccolo ricco di sulforafano/die solo esposizione topica  Bauman JE, Zang Y, Sen M, Li C, Wang L, Egner PA, Fahey JW, Normolle DP, Grandis JR, Kensler TW, Johnson DE. Prevention of Carcinogen-Induced Oral Cancer by Sulforaphane. Cancer Prev Res (Phila). 2016 Jul;9(7):547-57
Epatoprotezione (1 studio)Riduzione tossicità epaticaRiduzione dei biomarker dell’infiammazione epatica e dello stress ossidativo  TIPO DI STUDIO: randomizzato, controllato con placebo, in doppio cieco   DURATA: 8 settimane   PARTECIPANTI: 55 maschi (30 – 69 anni) con steatosi epatica   DOSAGGIO: 3 capsule contenenti 30 mg di glucorafanina/die  Kikuchi M, Ushida Y, Shiozawa H, Umeda R, Tsuruya K, Aoki Y, Suganuma H, Nishizaki Y. Sulforaphane-rich broccoli sprout extract improves hepatic abnormalities in male subjects. World J Gastroenterol. 2015 Nov 21;21(43):12457-67

[1] https://examine.com/supplements/sulforaphane/

[2] Riferimento base: Klomparens EA, Ding Y. The neuroprotective mechanisms and effects of sulforaphane. Brain Circ. 2019 Apr-Jun;5(2):74-83. doi: 10.4103/bc.bc_7_19. Epub 2019 Jun 27

Antinfiammatori di origine naturale, evidenze cliniche, comparazione quantitativa nella riduzione dei principali marker infiammatori

Tra le molecole di origine naturale che possono essere usate a scopo di integrazione si ritrovano fotochimici dalle proprietà antinfiammatorie che hanno dimostrato di poter interferire con la sintesi delle molecole proinfiammatorie (interleuchina IL-1a, IL-1b, IL-6 e TNF-α fattore di necrosi tumorale) e aumentare le specie a carattere antinfiammatorio (IL-10).

In particolare, le molecole naturali capaci di interferire con la via di attivazione del fattore NF-kB (Nuclear factor kappaB) possono ridurre la sintesi di citochine responsabili dell’infiammazione.

Fra le tante molecole alcune destano particolare interesse per la loro attività antiinfiammatoria e sono state oggetto di studi approfonditi per verificarne l’attività.

Nell’articolo “Head-to-head comparison of anti-inflammatory performance of known natural products in vitro.” alcuni fra i popolari antiinfiammatori di origine vegetale sono stati messi a confronto con i glucocorticoidi, farmaci comunamente usati nelle patologie infiammatorie ma che possono avere pesanti effetti collaterali.  Come glucocorticoide di confronto è stato scelto il prednisolone sodio fosfato.

Fra le sostanze naturali testate si ritrovano: epigallocatechina gallato (EGCG), cloruro di berberina, curcumina, apocinina, paeonolo e pterostilbene. Di queste è stata testata l’efficacia in vitro nel ridurre TNF-α e IL-6, inibizione della secrezione della chemochina pro-infiammatoria IL-8, inibizione della produzione di ROS (specie reattive dell’ossigeno) e inibizione dell’attivazione piastrinica.

Nell’azione contro TNF-α la curcumina, principio attivo della Curcuma longa e l’estere dell’apocinina, forma più biodisponibile dell’apocinina isolata da Picrorhiza kurroa, mostrano un’attività di inibizione nella produzione delle molecole proinfiammatorie (espressa come IC50) che è comparabile con comparabile con quella del farmaco (PLP):

Figura 1 – Inibizione della secrezione di TNF-α da parte dei macrofagi.

Nell’azione contro IL-6, la curcumina e il cloruro di berberina, comune nelle piante del genere Berberis si sono mostrate efficaci:

Figura 2 – Inibizione della secrezione di IL-6 da parte dei macrofagi.

La misurazione in vitro della capacità di inibizione della secrezione di IL-8 da parte delle cellule epiteliali del colon, ha mostrato ancora una volta l’attività antinfiammatoria della curcumina e della berberina, ma anche dell’epigallocatechina gallato, principio che si ritrova in particolare nel tè verde e negli estratti di Camellia sinensis.

Figura 3 – Inibizione della secrezione di IL-8 da parte delle cellule epiteliali del colon

Le specie reattive dell’ossigeno (ROS) sono molecole che causano stress ossidativo cellulare e avviando la sintesi di fattori infiammatori. Nonostante esistano fisiologicamente delle molecole che hanno la funzione di ridurre il danno da ROS, in stati di malattia come l’infezione, si ha iperproduzione di ROS. Molte molecole vegetali della classe dei polifenoli agiscono riducendo la presenza di specie reattive dell’ossigeno. Non sorprende quindi che EGCG, curcumina e pterostilbene, un analogo del resveratrolo diffuso in bacche e frutti rossi, agiscano come antiossidanti. Potere antiossidante hanno anche la berberina e l’apocinina, mentre il corticosteroide di riferimento non è efficace.

Figura 4 – Inibizione della produzione di ROS nei leucociti polimorfonucleati umani.

In fine, è stata testata la capacità inibitoria del fattore attivante le piastrine (PAF). Curcumina, berberina ed ECGC sono state considerate dagli autori dello studio, in base ai risultati di inibizione ottenuti, efficaci:

Figura 5 – Inibizione dell’attivazione piastrinica nel sangue intero umano

La scala colorimetrica dà un’indicazione immediata di come alcune molecole considerate come il paenolo (PN) e la pravastatina sodica (PSS) di origine microbica non mostrino concentrazioni alle quali si abbia un effetto antiinfiammatorio, mentre ECGC, berberina (BBCI) e Curcumina (Cur) hanno effetti buoni che diventano eccellenti (inibizione forte) nel caso della riduzione dei ROS:

 Figura 6 – Verde: inibizione forte. Giallo: inibizione media. Arancione: inibizione debole. Rosso: nessuna inibizione.

Gli autori dello studio non possono che notare l’attività antinfiammatoria della curcumina che viene definita interessante e che, degli altri polifenoli considerati quali EGCG e l’analogo del resveratrolo, è il più efficace.

Nella review “Pharmacological basis for the role of curcumin in chronic diseases: an age-old spice with modern targets.” è stata considerata l’attività antinfiammatoria su varie malattie croniche in studi clinici sull’uomo. Nelle malattie infiammatorie intestinali come il morbo di Chron e con colite ulcerosa, l’integrazione di curcumina indica una riduzione degli episodi infiammatori. Integrazione curcumina/piperina nell’infiammazione cronica del pancreas inverte la perossidazione lipidica.

Nelle indagini sul miglioramento dell’osteoartrite del ginocchio (Panahi, Yunes, et al. “Curcuminoid treatment for knee osteoarthritis: A randomized double‐blind placebo‐controlled trial.” Phytotherapy research 28.11 (2014): 1625-1631), considerando l’attenuazione dei sintomi causati dall’infiammazione quali rigidità, dolore e perdita della normale funzionalità, l’integrazione con curcumina si mostra efficace:

I pazienti trattati, durante lo studio, hanno anche diminuito l’uso degli antiinfiammatori (naprossene sodico):

“Sulla base dei rapporti dei pazienti, l’uso medio di naprossene durante lo studio è stato di 250-500 mg nel gruppo che ha ricevuto curcuminoidi e di 500-750 mg nel gruppo che ha ricevuto il placebo”.

Considerando come biomarcatore dell’attività infiammatoria sistemica la PCR (proteina C-reattiva) (Sahebkar, Amirhossein. “Are curcuminoids effective C‐reactive protein‐lowering agents in clinical practice? Evidence from a meta‐analysis.” Phytotherapy research 28.5 (2014): 633-642) l’attività antinfiammatoria dell’integrazione con curcumina si evidenzia con la riduzione dei livelli di PCR circolante. In almeno tre studi, il confronto dell’entità dei cambiamenti nei livelli di PCR circolante tra i curcuminoidi e il gruppo placebo ha rivelato una differenza significativa, legata alla capacità della curcumina di regolare l’attivazione delle vie infiammatorie e le loro citochine.

Diversi studi ne hanno poi considerato l’azione sulle citochine proinfiammatorie in varie patologie:

Figura 7 –  Gupta, S.C., Patchva, S. & Aggarwal, B.B. Therapeutic Roles of Curcumin: Lessons Learned from Clinical Trials. AAPS J 15, 195–218 (2013).

Delle più di 4000 piante indicate come aventi effetti antinfiammatori, nella ricerca di sostanze naturali con efficacia clinica, molti risultati rimando agli studi con quercetina.

La quercetina, flavonoide diffuso in diverse piante e alimenti, fra i quali mele, cipolle rosse o frutti di bosco, e attiva contro le specie reattive dall’ossigeno e dell’azoto e nelle vie di attivazione proinfiammatorie.

Una possibile spiegazione di questi effetti antinfiammatori della quercetina può essere trovata nell’interazione tra stress ossidativo e infiammazione (Boots, Agnes W., Guido RMM Haenen, and Aalt Bast. “Health effects of quercetin: from antioxidant to nutraceutical.” European journal of pharmacology 585.2-3 (2008): 325-337).

Gli studi in vitro e in vivo mostrano l’azione inibitoria della quercetina nella produzione di TNFα, IL8, IL-1α indotta da lipopolisaccaride batterico.

Uno studio clinico in doppio cieco nella sarcoidosi (Boots, Agnes W., et al. “Quercetin reduces markers of oxidative stress and inflammation in sarcoidosis.” Clinical nutrition 30.4 (2011): 506-512), malattia infiammatoria polmonare, ha rilevato come la somministrazione di 2 g di quercetina in 4 dosi da 500 mg nelle 24 ore ha ridotto i marker dell’infiammazione (come marcatori infiammatori sono stati usati i rapporti tra le citochine pro e quelle antinfiammatorie TNFα/IL-10 e IL-8/IL-10), con un effetto più pronunciato quando i marcatori dell’infiammazione sono più alti:

L’uso continuato per due mesi è stato saggiato nello studio randomizzato in doppio cieco “The effect of quercetin supplementation on selected markers of inflammation and oxidative stress” e ha portato a concludere che una integrazione di quercetina e vitamina C è efficace nel ridurre lo stress ossidativo e i biomarcatori infiammatori inclusi CRP e IL-6.

L’azione si evidenzia anche nel trattamento dell’artrite reumatoide:

Figura 8 –Pharmacological Aspects of Natural Quercetin in Rheumatoid Arthritis

La ricerca di studi clinici sulle proprietà antinfiammatorie di sostanze naturali rimanda alle prove fatte negli ultimi anni sugli estratti di Boswellia serrata (Arieh Moussaieff, Raphael Mechoulam, Boswellia resin: from religious ceremonies to medical uses; a review of in-vitro, in-vivo and clinical trials, Journal of Pharmacy and Pharmacology, Volume 61, Issue 10, October 2009, Pages 1281–1293) Della pianta viene usata la resina che distingue per il contenuto di acido boswellici: acido β-boswellico, acido acetil-β-boswellico, acido 11-cheto-β-boswellico e acido acetil-11-cheto-β-boswellico.

L’acido acetil-11-cheto-β-boswellico (AKBA) è un potente inibitore della 5-lipossigenasi, e quindi della sintesi di mediatori dell’infiammazione e la sua azione sembra essere specifica e non legata al potere antiossidante della molecola.

Negli studi in vitro, l’estratto di Boswellia serrata ha un effetto inibitorio sulla sintesi di TNFα, IL-1β e IL-6. Le valutazioni sul rapporto delle citochine prodotte dallo stimolo Th1/Th2 indica anche che l’estratto di Boswellia aumenta IFNγ e IL-12 ed aumenta IL-10, antinfiammatoria. L’azione è anche estesa all’enzima che permette la sintesi di ossido di azoto (NO), anch’esso coinvolto nella risposta infiammatoria, e alla via  delle MAPK, attraverso la quale avviene l’attivazione dei percorsi di sintesi  delle citochine proinfiammatorie.(Gayathri, B., et al. “Pure compound from Boswellia serrata extract exhibits anti-inflammatory property in human PBMCs and mouse macrophages through inhibition of TNFα, IL-1β, NO and MAP kinases.” International immunopharmacology 7.4 (2007): 473-482.).

Prove sulla sua azione sono state ricercate in particolare nel trattamento delle infiammazioni delle articolazioni come l’osteoartrite. Attraverso la revisione degli studi in merito, l’estratto di Boswellia può essere suggerito come integratore per ridurre i sintomi dell’osteortrite (Yu G, Xiang W, Zhang T, Zeng L, Yang K, Li J. Effectiveness of Boswellia and Boswellia extract for osteoarthritis patients: a systematic review and meta-analysis. BMC Complement Med Ther. 2020 Jul 17;20(1):225).

Uno studio in doppio cieco randomizzato ha infatti dimostrato l’azione nell’artrite del ginocchio, con riduzione del dolore e della rigidità nonché dell’espressione di proteina C-reattiva ad alta sensibilità (hs-CPR), marker infiammatorio dell’osteoartrite (Majeed, Muhammed, et al. “A pilot, randomized, double‐blind, placebo‐controlled trial to assess the safety and efficacy of a novel Boswellia serrata extract in the management of osteoarthritis of the knee.” Phytotherapy Research 33.5 (2019): 1457-1468).

I grafici a barre mostrano le analisi di efficacia del trattamento con estratto di Boswellia serrata (BSE). (a–e) I grafici a barre dell’efficacia si basano sui punteggi del questionario sulla qualità della vita (QOL) nei pazienti con osteoartrosi (OA) del ginocchio trattati con BSE (giorno 120) confrontati tra il controllo con placebo e la visita di riferimento (giorno 0). (a) il trattamento dell’ESB mostra una diminuzione significativa del punteggio dell’Indice McMaster dell’Ontario occidentale (WOMAC) che indica miglioramenti nel dolore, nella rigidità e nella funzione fisica; (b) La scala di valutazione del dolore del medico mostra anche un punteggio significativamente migliore con il trattamento dell’ESB; (c) l’andamento della capacità di deambulazione dei pazienti mostra un miglioramento con il trattamento dell’ESB; (d) la riduzione del punteggio della scala del dolore della scala analogica visiva (VAS) nel gruppo BSE è stata conferita entro il giorno 120; (e) il punteggio europeo della qualità della vita nella dimensione 5 della qualità della vita ha indicato la salute del paziente, una qualità della vita buona/migliore, con trattamento dell’ESB; (f) valore dell’hs-CRP prima e dopo il trattamento.

Anche la possibile associazione fra curcumina e Boswellia è stata studiata. Confrontando infatti le ricerche disponibili sia per curcumina che per l’estratto di Boswellia,sempre in relazione al miglioramento dell’osteoartrite, gli autori concludono che “la combinazione di questi due ingredienti naturali antinfiammatori suggerisce una potenziale attività sinergica, che ne supporta l’uso per migliorare ulteriormente i sintomi e il dolore dell’osteoartrite” (Sethi V, Garg M, Herve M, Mobasheri A. Potential complementary and/or synergistic effects of curcumin and boswellic acids for management of osteoarthritis. Therapeutic Advances in Musculoskeletal Disease. 2022;14).

La Polidatina (resveratrolo glucoside) è il precursore del resveratrolo: si tratta infatti della molecola del resveratrolo con legata una molecola di glucosio. Ritrovata in molti frutti rossi, se ne ritrova anche un altro contenuto nella Reynoutria japonica, pianta conosciuta anche come Polygonum cuspidatum o poligono del Giappone.

La presenza della molecola di glucosio rende la polidatina più solubile rispetto al resveratrolo e ne aumenta l’assorbimento mediato dai recettori per il glucosio della mucosa intestinale. Inoltre, l’attività antiossidante e antinfiammatoria risulta maggiore rispetto a quella del resveratrolo.

Come mostrato nella review “Polydatin: Pharmacological Mechanisms, Therapeutic Targets, Biological Activities, and Health Benefits”, si sono intensificati gli studi sui meccanismi d’azione e le evidenze su benessere e salute dell’integrazione con polidatina. La polidatina ha infatti azioni antinfiammatorie grazie alla sua capacità di fungere da scavengers dei ROS e con la sua azione di modulazione delle vie infiammatorie.

Polidatina ha infatti dimostrato di migliorare l’espressione della via di segnalazione (AMPK)/sirtuin1 (Sirt1)/Nrf2, di inibire NF-κB/α (IκBα)/NLRP3, e di ridurre le citochine pro-infiammatorie come TNF-α, IL-1β e IL-6. Meccanismi aggiuntivi sono la down regulation delle COX-2, del recettore Toll-like 4, iNOS e ICAM-1.

L’azione antinfiammatoria ha quindi applicazioni in varie patologie come quelle tumorali o cardiovascolari e le malattie legate alla neuroinfiammazione.

L’azione antinfiammatoria della polidatina è stata ampiamente dimostrata in studi in vitro e su animale.

È stata infatti rilevata la capacità della molecola di inibire la produzione della citochina proinfiammatoria IL-17 (Lanzilli, G., Cottarelli, A., Nicotera, G. et al. Anti-inflammatory Effect of Resveratrol and Polydatin by In Vitro IL-17 Modulation. Inflammation 35, 240–248 (2012) ). Nello studio in vitro su cellule mononucleate del sangue periferico umano attivate, la polidatina e il resveratrolo hanno mostrato capacità concentrazione dipendente nella riduzione di IL-17:

Le prove su modelli animali di artrite mettono in evidenza le proprietà antiossidanti e antiinfiammatorie benefiche della molecola, riducendo i sintomi della malattia come gonfiore, arrossamento e dolorabilità con riduzione anche dei livelli sierici di TNF-α e IL-1β durante il trattamento con polidatina (Li B and Li B: Effective treatment of polydatin weakens the symptoms of collagen-induced arthritis in mice through its anti-oxidative and anti-inflammatory effects and the activation of MMP-9. Mol Med Rep 14: 5357-5362, 2016). Riscontro che si è avuto anche in vitro su colture di condrociti umani da pazienti con osteoartrite e che è legata alla attivazione della via Nrf2. Gli autori dello studio hanno quindi identificato nella polidatina un efficace inibitore dell’espressione di iNOS, COX-2, IL-6 e TNF-α. (Tang S, Tang Q, Jin J, Zheng G, Xu J, Huang W, Li X, Shang P, Liu H. Polydatin inhibits the IL-1β-induced inflammatory response in human osteoarthritic chondrocytes by activating the Nrf2 signaling pathway and ameliorates murine osteoarthritis. Food Funct. 2018 Mar 1;9(3):1701-1712).

Tang S, Tang Q, Jin J, Zheng G, Xu J, Huang W, Li X, Shang P, Liu H. Polydatin inhibits the IL-1β-induced inflammatory response in human osteoarthritic chondrocytes by activating the Nrf2 signaling pathway and ameliorates murine osteoarthritis. Food Funct. 2018 Mar 1;9(3):1701-1712

Studi clinici sull’efficacia della polidatina sono stati svolti su endometriosi e dolore pelvico cronico, sindrome infiammatoria intestinale (IBS), malattie del fegato ed eruzioni cutanee.

In particolare, è stata rilevata la capacità antinfiammatoria della combinazione polidatina/PEA (Palmitoiletanolamide) nel dolore pelvico e nella sindrome da intestino irritabile.

Nello studio clinico in doppio cieco randomizzato che ha testato l’integrazione polidatina/PEA nella sindrome del colon irritabile (Cremon, C., Stanghellini, V., Barbaro, M.R., Cogliandro, R.F., Bellacosa, L., Santos, J., Vicario, M., Pigrau, M., Alonso Cotoner, C., Lobo, B., Azpiroz, F., Bruley des Varannes, S., Neunlist, M., DeFilippis, D., Iuvone, T., Petrosino, S., Di Marzo, V. and Barbara, G. (2017), Randomised clinical trial: the analgesic properties of dietary supplementation with palmitoylethanolamide and polydatin in irritable bowel syndrome. Aliment Pharmacol Ther, 45: 909-922), i ricercatori hanno indicato la sinergia delle due sostanze e riscontrato un notevole miglioramento nella gravità del dolore addominale.

Nell’endometriosi, la combinazione ha migliorato la qualità della vita delle pazienti, come rilevato nello studio open-label “Effect of ultramicronized-palmitoylethanolamide and co-micronized palmitoylethanolamide/polydatin on chronic pelvic pain and quality of life in endometriosis patients: An open-label pilot study”, che si è concentrato sull’alleviamento dei sintomi ma anche sul benessere psicologico ricavato dal trattamento.

Figura 9 : Combinazione polidatina /PEA nel trattamento dei sintomi dell’endometriosi

L’integrazione con polidatina in pazienti con danni epatici causati da alcolismo cronico ha permesso di rilevare un miglioramento nei biomarker dello stress ossidativo. Lo studio pilota (Pace, Maria Caterina, et al. “Polydatin administration improves serum biochemical parameters and oxidative stress markers during chronic alcoholism: a pilot study.” in vivo 29.3 (2015): 405-408)  ha dimostrato, dopo due settimane di integrazione con polidatina, il miglioramento nei valori degli enzimi epatici aspartato aminotransferasi (AST) e alanina aminotransferasi (ALT) che sono stati ridotti.

Come è risaputo, la normalizzazione degli enzimi epatici è legata alla riduzione dello stato infiammatorio del fegato.

Figura 10-Qiao-Hui Du, Cheng Peng & Hong Zhang (2013) Polydatin: A review of pharmacology and pharmacokinetics, Pharmaceutical Biology, 51:11, 1347-1354

Significativamente ridotti anche i livelli di perossidazione lipidica. Dati preliminari mostrano anche un miglioramento della funzione cognitiva.

I nutraceutici aiutano il recupero e migliorano le performance dello sportivo

L’integrazione alimentare degli sportivi professionisti è una pratica ben consolidata che risponde a parametri definiti e ritagliati su ogni atleta e fa parte di un regime adatto allo sforzo fisico e alla prestazione richiesta.

Anche per chi pratica sport in modo non competitivo ma per migliorare lo stato di salute e il benessere l’uso dei nutraceutici può essere importate, per ridurre lo stress muscolare dopo sessioni di allenamento intenso, proteggere le articolazioni, ridurre i fenomeni infiammatori ma anche per predisporre il corpo all’attività sportiva.

Il movimento e il fitness sono riconosciuti dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) come pilastri su cui si regge il benessere fisico e mentale dell’individuo e servono a combattere l’invecchiamento e il decadimento delle funzioni fisiologiche.

L’allenamento, infatti, che sia moderato o con maggiore intensità è un toccasana per l’umore – grazie al rilascio di molecole implicate nella sensazione di benessere e appagamento –, è fondamentale per ridurre il grasso viscerale, favorisce la salute del cuore e dei vasi.

L’attività sportiva richiede micro e macronutrienti

Gli studi mostrano che anche un’attività moderata richiede un adeguato apporto di micronutrienti e amminoacidi essenziali. Fondamentale è l’apporto di calcio, sia per la sua funzione nel metabolismo osseo che per la sua azione sulla contrazione e forza muscolare. Anche il magnesio è indispensabile per la contrazione e per ridurre lo stato di affaticamento muscolare ma lo è anche per uso del glucosio, contro le aritmie e l’accumulo di acido lattico. Gli amminoacidi essenziali sono poi il nutrimento del muscolo che li utilizza per sintetizzare nuove fibre che permettono il miglioramento delle performance sportive sia in termini di aumento della forza che della durata. Dopo l’allenamento, la sintesi proteica muscolare è infatti favorita.

Una ricca fonte di micronutrienti è l’integrazione con funghi della Medicina Tradizionale Cinese (ad esempio Reishi, Maitake, Shiitake e Agaricus) che s’avvale anche del loro potere adattogeno, capace quindi di aumentare la resistenza dell’organismo agli stress e ai cambiamenti. L’arricchimento poi con vitamina C permette la gestione della produzione dei radicali liberi e contribuisce indirettamente a migliorare le prestazioni degli atleti attraverso i suoi effetti sul supporto del sistema immunitario o grazie al suo ruolo nel favorire l’assorbimento del ferro assunto con gli alimenti.

Fondamentale è poi l’integrazione con fitochimici capaci di combattere la formazione dei radicali liberi e delle specie reattive dell’ossigeno (ROS).

L’attività fisica aumenta la formazione di radicali liberi

L’attività muscolare determina un aumento del consumo di ossigeno e richiede ai mitocondri – organelli cellulari deputati alla produzione di energia – di rispondere velocemente alle nuove richieste da parte del muscolo. I processi di produzione energetica non sono però perfetti ma causano la formazione di molecole che possono danneggiare le cellule. L’organismo si è adattato facendo fronte con enzimi e vitamine dal potere antiossidante, la cui sintesi però diminuisce con l’età. È quindi importante provvedere a fornire al corpo una fonte di antiossidanti.

Le sostanze antiossidante in natura sono molte ma fra quelle che hanno mostrato un’efficacia maggiore vanno sicuramente incluse il resveratrolo (e il suo precursore polidatina) e le catechine del tè verde come l’epigallocatechina gallato (EGCG).

Ad esempio, l’integrazione con succo d’uva, fonte di resveratrolo, per 14 giorni, in uno studio in doppio cieco che includeva 20 judoka, ha aumentato la capacità antiossidante, ridotto i danni alle membrane cellulari e al DNA e aumentato la forza degli arti superiori.

Sia EGCG che il resveratrolo hanno effetti vasodilatatori, aiutano così l’apporto di sangue ai muscoli, migliorando le prestazioni, ma anche la rimozione più rapida delle tossine che si formano durante la performance atletica.

Le catechine del tè verde sono poi utile nell’ossidazione dei grassi sia a riposo che durante l’attività, questo permette di usare gli acidi grassi come fonte di energia e migliorando le capacità di esercizio dei muscoli che dispongono di maggiori quantità di glucosio. In questo modo gli antiossidanti hanno, insieme all’allenamento, un effetto sinergico che porta a migliorare le prestazioni, con un effetto visibile già dopo una settimana di utilizzo.

Non meno importante è l’azione di promozione, attraverso il sistema delle sirtuine, della sintesi di nuovi mitocondri e rimozione di quelli vecchi e danneggiati.

L’integrazione di antiossidanti può ritardare l’affaticamento, modula le vie di segnalazione che diminuiscono i fenomeni infiammatori, aiuta il recupero e la guarigione.

Gli studi dimostrano poi che l’integrazione attraverso le fonti naturali, rispetto all’apporto di vitamine e nutrienti isolati o di sintesi, ne aumenta l’assorbimento. Questo perché negli estratti da vegetali si trovano miscele complesse di sostanze con effetti additivi e sinergici che possono favorire la biodisponibilità e concorrere all’effetto benefico per il mantenimento di uno stato di salute fisica e psichica ottimale.

FONTI:

Tirla, A.; Islam, F.; Islam, M.R.; Ioana Vicas, S.; Cavalu, S. New Insight and Future Perspectives on Nutraceuticals for Improving Sports Performance of Combat Players: Focus on Natural Supplements, Importance and Advantages over Synthetic Ones. Appl. Sci. 202212, 8611. https://doi.org/10.3390/app12178611

Somerville, V., Bringans, C. & Braakhuis, A. Polifenoli e prestazioni: una revisione sistematica e una meta-analisi. Sport Med 47 , 1589–1599 (2017). https://doi.org/10.1007/s40279-017-0675-5

D’Angelo, Stefania PhD. Polyphenols: Potential Beneficial Effects of These Phytochemicals in Athletes. Current Sports Medicine Reports: July 2020 – Volume 19 – Issue 7 – p 260-265

Se il “secondo cervello” funziona male

I messaggi sul body positive hanno messo in evidenza la grazia di ogni corpo e come spesso i canoni di bellezza imposta da riviste e influencer possano portare, soprattutto nelle più giovani, a comportamenti alimentari errati e stili dietetici carenti e poco salutari. E se la scienza rivaluta anche la salute delle persone in lieve sovrappeso, continua ad essere concorde sui danni causati invece dall’obesità.

Quando si parla di obesità?

Per definire se un individuo è obeso è necessario calcolare il suo indice di massa corporea (BMI). Quando il BMI è superiore a 30 kg/m 2 si è oltre il sovrappeso, in una condizione che influisce sulla salute del cuore e che può portare a sviluppare malattie croniche come il diabete di tipo 2.

L’obesità nasce da uno squilibrio tra le calorie assunte con la dieta e quelle consumate con il metabolismo basale e l’attività fisica. Quando si assumono più calorie di quelle necessarie s’innescano i processi di deposito dei grassi, ma quando questi diventano eccessivi si incorre nei rischi per la salute. Particolarmente allarmante è il grasso viscerale che si distribuisce intorno agli organi dell’addome e del torace.

Tuttavia, può accadere che anche seguendo delle diete ipocaloriche, le persone obese fatichino ad abbassare il loro peso corporeo e questo ha portato i ricercatori a pensare che l’obesità e il microbiota intestinale possano essere fra loro connesse.

Microbioma e obesità. Quando per dimagrire non basta la forza di volontà

Sicuramente avrai sentito parlare dell’intestino come “secondo cervello” e questo perché l’apparato gastro intestinale è influenzato da molecole prodotte dal cervello ma a sua volta produce trasmettitori che influenzano le funzioni cerebrali. Ad esempio, dall’apparato gastrointestinale partono i segnali che condizionano il senso di sazietà, la fame, l’uso o lo stoccaggio dei grassi.

Da queste osservazioni è nata l’idea che il microbiota intestinale può influenzare queste trasmissioni, favorendo l’insorgere e il perdurare dello stato di obesità.

La flora intestinale propria di ogni persona si forma già alla nascita e le specie che colonizzano l’intestino nei primi due anni di vita sembrano essere fondamentali per sviluppare l’obesità.

Gli esperimenti sugli animali suggeriscono infatti che se già dall’infanzia si sviluppa un microbioma equilibrato e salutare, i rischi di sviluppare obesità sono diminuiti. Al contrario, un’alimentazione che porta allo sviluppo di batteri che favoriscono l’infiammazione può causare e predisporre per tutta la vita a una mancanza di controlllo del peso adeguata.

La chiave di tutto sembra ormai chiaro essere la dieta cosiddetta “occidentale”.

Gli zuccheri alimentano le specie batteriche negative

In paesi dove è alto il consumo di cibi processati, con alto contenuto di grassi e di zucchero è in atto una vera e propria epidemia di obesità.

In Italia e nei Paesi che si affacciano sul mediterraneo per lungo tempo siamo stati difesi dalla nostra dieta fatta soprattutto di frutta, verdura e legumi: tutti alimenti prebiotici, che cioè favoriscono la crescita di una flora batterica sana e un microbioma vario. Negli ultimi anni però cresce anche da noi il numero di persone che non riesce a controllare adeguatamente il peso, soprattutto fra i bambini.

Molto del problema è legato all’eccesso di zucchero. La ricerca ha dimostrato che fra una dieta ricca di grassi e una ricca di zuccheri, entrambe deleterie, quella con più zuccheri causa maggiori conseguenze sul microbioma intestinale. Infatti, provoca la crescita di specie associate con l’obesità, riduce le specie benefiche, diminuisce la loro varietà.

Un microbioma ricco di specie e vario è proprio di un organismo sano

L’influenza che il microbiota ha sull’insorgenza dell’obesità è stata resa evidente in esperimenti sui topi in cui, nonostante una bassa assunzione di cibo, il trapianto di microbiota da un topo obeso portava ad aumentare il grasso corporeo fino al 60%, il livello dei trigliceridi e l’insulino-resistenza.

Poiché i prebiotici sono ingredienti non digeribili, ma fermentabili che favoriscono la crescita di batteri benefici la variazione delle abitudini alimentari e l’incremento nell’uso di prebiotici sono fattori che influiscono prima di tutto sulla composizione del microbioma e, di conseguenza, aiutano a combattere l’obesità.

Fra i composti fenolici di cui sono ricchi frutta e verdura, il resveratrolo e il suo glucoside polidatina, presenti nell’uva rossa, nelle arachidi e nei frutti di bosco, ha aumentato la produzione di incretine, ormoni prodotti dall’intestino per controllare la glicemia e con effetto antidiabetico. Anche i polifenoli da tè verde possono aumentare la ricchezza batterica intestinale, oltre ad avere un effetto positivo nell’utilizzo dei grassi per la produzione di energia. La dieta arriva a svolgere un ruolo fondamentale nel rimodellamento del microbioma in sole 24 ore.

Sorprendentemente, anche l’esercizio fisico ha un effetto benefico sul microbiota intestinale, modulandone la composizione e promuovendo la salute.

Vista l’importanza che ha per la nostra salute, aiutiamo il microbiota a favorire il nostro benessere riducendo grassi e zuccheri, aumentando l’attività sportiva, scegliendo una dieta ricca di fibre e di polifenoli.

 Fonte:

Aoun A, Darwish F, Hamod N. The Influence of the Gut Microbiome on Obesity in Adults and the Role of Probiotics, Prebiotics, and Synbiotics for Weight Loss. Prev Nutr Food Sci. 2020 Jun 30;25(2):113-123.

Attenzione all’infiammazione di basso grado

Obesità, diabete, ipertensione e problemi vascolari sono solo alcune delle malattie legate all’infiammazione di basso grado.

L’infiammazione di basso grado è una risposta cronica da parte del sistema immunitario a situazioni che ne provocano l’attivazione. Il sistema immunitario è infatti fondamentale per la difesa dell’organismo ma una sua attivazione continua può invece portare a danni e malattia.

Il problema dei cibi ultraprocessati

Sappiamo che l’infiammazione di basso grado è strettamente connessa con la modernità: aumento del consumo di cibi industriali (cibi processati e ultraprocessati), la sedentarietà, il fumo e il consumo di alcool sono tutti fattori che fanno scattare la risposta dell’organismo. Continuare con abitudini sbagliate rende la risposta cronica e rende lo stato infiammatorio non acuto continuo. Poiché l’infiammazione cronica è diffusa in tutto l’organismo e causa stress ossidativo, influisce su molte condizioni causando anche problemi cutanei, asma, degenerazione del fegato e invecchiamento precoce, anche dei neuroni.

Il tessuto adiposo è uno dei maggiori responsabili di questa condizione cronica, infatti, è capace di dare origine a fattori infiammatori e proteine che regolano la risposta al cibo, anche a livello del cervello, e influenzano i livelli di grassi e zuccheri nel sangue. È per questo che nelle persone in sovrappeso e obese aumenta il rischio di sindrome dismetabolica che è essa stessa strettamente legata all’infiammazione di basso grado.

L’importanza di una dieta sana

La dieta è poi cruciale nello sviluppo dell’infiammazione. Le ricerche dimostrano che i fattori dell’infiammazione aumentano con l’assunzione dei grassi saturi, i quali poi influiscono anche sulla quantità di tessuto adiposo corporeo sostenendo l’infiammazione. Anche un eccessivo apporto di zuccheri il consumo di cibi che causano picchi glicemici influisco. È ormai evidente, infatti, che anche se non si soffre di diabete, i picchi di zuccheri nel sangue causano danni ai piccoli e grandi vasi. L’infiammazione cronica sostiene poi la resistenza all’insulina e quindi porta a sviluppare diabete di tipo 2.

Al contrario, una dieta ricca di fibre, vegetali è frutta riduce l’infiammazione e agisce anche sul microbioma intestinale che è alterato dall’infiammazione cronica di basso grado. Poiché un microbiota sano e ricco di specie batteriche è strettamente legato al benessere dell’organismo, alla risposta immunitaria bilanciata, alla produzione di acidi grassi a catena corta che influiscono positivamente sul sistema nervoso è evidente la sua importanza.

Le diete a basso carico glicemico e ad alto contenuto di cereali integrali possono avere un effetto protettivo contro l’infiammazione cronica. Assumere 30 grammi al giorno di fibre riduce significativamente i fattori dell’infiammazione.

Aggiungi i polifenoli alla tua dieta

Un ruolo importante è poi svolto dai cibi ricchi di polifenoli come i frutti, ma anche dall’integrazione con nutraceutici che li contengono. Perciò, alimenti funzionali e nutraceutici possono essere usati per prevenire o attenuare le risposte antinfiammatorie.

Sin dalla scoperta del “paradosso francese” – l’inaspettata bassa incidenza di obesità e malattie cardiache in una popolazione la cui dieta era ricca di grassi animali derivati da latte e formaggi – è stata posta attenzione ai polifenoli. Nel caso infatti del paradosso francese, il resveratrolo e la polidatina contenuti nel vino rosso consumato abitualmente in Francia sono stati indicati come i polifenoli protettivi. Oggi sappiamo che i polifenoli agiscono attraverso diverse vie: influenzano la composizione del microbioma intestinale, stimolano la produzione di molecole antinfiammatorie, agiscono contro i radicali liberi, aiutano la perdita di peso.

Poiché possono raggiungere il cervello, agiscono sia contro la neuroinfiammazione – che è causa delle malattie neurodegenerative legate all’invecchiamento – sia sul rilascio di insulina e di risposta allo stimolo della fame.

Una fonte del polifenolo polidatina, detto anche resveratrolo glucoside, è Polidase che può essere integrato in una dieta ricca di cereali integrali e con basso apporto di grassi e zuccheri. Polidase contiene infatti polidatina al 98% e si avvale di due brevetti internazionali che riconosco la sua attività antiossidante dei lipidi cellulari e di protezione delle membrane e dei tessuti dai radicali liberi.

FONTE:
Minihane, Anne M., et al. “Low-grade inflammation, diet composition and health: current research evidence and its translation.” British Journal of Nutrition 114.7 (2015): 999-1012.

Magrone, Thea, et al. “Functional foods and nutraceuticals as therapeutic tools for the treatment of diet-related diseases.” Canadian journal of physiology and pharmacology 91.6 (2013): 387-396.

Fai il pieno di nutrienti con i funghi della Medicina Tradizionale Cinese

Con l’inverno alle porte è il momento di integrare la propria alimentazione con nutraceutici e cibi funzionali capaci di dare sostegno al normale funzionamento del sistema immunitario.

Conosciuti e usati nella medicina tradizionale orientale, i funghi della Medicina Tradizionale Cinese attirano sempre più attenzione per la loro ricchezza di costituenti, per l’alto valore nutrizionale e per le proprietà curative.

Dalle ricerche, infatti, è sempre più evidente la capacità degli estratti fungini nel migliorare le difese immunitarie, prevenire e ridurre il danno causato dai radicali liberi, proteggere i tessuti contro l’invecchiamento.

Reishi, Maitake, Shiitake e Agaricus per migliorae lo state di benessere

Nei funghi della tradizione cinese, fra cui Reishi, Maitake, Shiitake e Agaricus, diversi ricercatori hanno isolato composti biologicamente attivi con proprietà anticancro, antiossidanti, antidiabetiche, antinfiammatorie. I funghi, infatti, sono ricchissimi di fitochimici ma la loro azione salutare è legata anche alla composizione in carboidrati, proteine e alla concentrazione di elementi essenziali.

In particolare, i funghi sono fonte di tutti e nove gli aminoacidi essenziali (fenilalanina, lisina, isoleucina, leucina, valina, istidina, treonina e metionina) ma anche di acido γ-aminobutirrico (GABA) e ornitina con proprietà disintossicanti per il fegato. Sono ricchi di minerali: potassio, fosforo, magnesio e calcio indispensabile per il metabolismo osseo. Inoltre, gli studi dimostrano che alcune varietà di funghi hanno un effetto stimolante sulla salute delle ossa aumentando la mineralizzazione e la rigenerazione dei tessuti. Ricchi di selenio, cofattore per gli enzimi antiossidanti fisiologici, sono invece molto poveri di sodio e questo li rende particolarmente preziosi in caso di ipertensione.

Anche il contenuto vitaminico è prezioso, soprattutto per chi segue una dieta vegana. I funghi della tradizione cinese contengono quantità di vitamina B12  – le cui fonti sono scarse nei cibi vegani – paragonabile a quella della carne e ad elevata biodisponibilità. Sono anche fonte di vitamina B 5 essenziale per il sistema nervoso.

I β – glucani, naturali stimolanti del sistema immunitario

Particolare attenzione hanno destato i β – glucani presenti negli estratti fungini. Questi polisaccaridi sono infatti capaci di stimolare le difese immunitarie innate e adattative contro le infezioni stagionali e delle vie respiratorie, e possono essere utilizzati dai pazienti oncologici per ridurre gli effetti collaterali delle terapie. Questo fa dei funghi della Medicina Tradizionale Cinese degli immunomodulatori che stimolano il meccanismo di difesa dell’ospite.

Gli estratti dai funghi riducono anche significativamente i mediatori dell’infiammazione, esercitano effetti epatoprotettivi, riducono lo stress ossidativo e l’accumulo di radicali liberi svolgendo così un effetto antietà. I principi antiossidanti in essi contenuti possono essere utili anche contro la neuro degenerazione legata alla senescenza, esercitando un effetto neuro protettivo.

La funzione prebiotica dei funghi della tradizione orientale

Non meno importante è la funzione che le proteine e i polisaccaridi fungini hanno come prebiotici: permettono di migliorare la salute della flora intestinale e, in questo modo, intervengono sui fenomeni infiammatori e riducono i rischi delle affezioni a carattere cronico. Il benessere del microbiota è infatti legato alla riduzione del richio di infiammazione intestinale, obesità e diabete di tipo 2.

La degradazione delle proteine del fungo da parte dei batteri intestinali libera aminoacidi utilizzati dalla flora intestinale per il suo metabolismo; la fermentazione delle fibre alimentari e la decomposizione dei polisaccaridi produce invece acidi grassi a catena corta (SCFA), che sono composti nutritivi essenziali per mantenere l’omeostasi intestinale. 

Fra i composti caratterizzanti dei funghi ci sono però anche i terpeni, con attività antiossidanti, antitumorali, antinfiammatorie, antimicrobiche e i composti fenolici che agiscono come inibitori dei radicali liberi e scavenger delle specie reattive dell’ossigeno (ROS).

Poiché i funghi assorbono dal terreno in cui sono coltivati i metalli presenti, è bene fare attenzione all’origine degli estratti fungini per evitare i tossici metalli pesanti. È per questo motivo che gli estratti di funghi della Tradizione Medicinale Cinese che si ritrovano in MicoDefense Immunity Plus derivano da funghi coltivati su substrati naturali e nelle condizioni ideali per replicare la crescita allo stato selvatico.

MicoDefense Immunity Plus si avvale poi dell’azione antiossidante della polidatina e del resveratrolo e dell’azione sinergica della vitamina C da fonte naturale – acerola – per sostenere le naturali difese dell’organismo e aiutare un rapido recupero dopo periodi di stress psico-fisico e in convalescenza.

FONTE:

Yadav, Divya, and Pradeep Singh Negi. “Bioactive components of mushrooms: Processing effects and health benefits.” Food Research International 148 (2021): 110599.