Estratto di Reishi sopprime la differenziazione delle cellule staminali tumorali. Le conferme in uno studio in vitro

Estratto di Reishi sopprime la differenziazione delle cellule staminali tumorali. Le conferme in uno studio in vitro

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Ganoderma lucidum, usato nella medicina orientale è stato testato per verificarne le attività antitumorali. I team di ricerca che negli anni hanno studiato la sua attività, ne hanno ritrovato l’efficacia nella progressione tumorale, grazie alla stimolazione e al sostegno al sistema immunitario. Gli studi hanno infatti dimostrato che i polisaccaridi fungini inibiscono la crescita tumorale e le metastasi in diverse linee cellulari tumorali, come il cancro del colon , il carcinoma epatocellulare , la leucemia mieloide acuta e il cancro al seno.

Non era invece mai stato condotto finora uno studio sulla capacità dell’estratto di Reishi di contrastare la differenziazione delle cellule delle neoplasie, intervenendo sulle cellule staminali tumorali.

Nel trattamento del cancro, l’insuccesso terapeutico è spesso legato all’incapacità di intervenire nell’eliminazione delle cellule staminali tumorali. Le loro caratteristiche non solo rendono difficile l’eradicazione ma sono causa anche delle recidive e della disseminazione del tumore.

Le cellule staminali del cancro sono infatti implicate nell’inizio della malattia, nella progressione e nella formazione di metastasi. Sono responsabili della presenza nella stessa massa tumorale di popolazioni cellulari eterogene, diverse per caratteristiche genetiche e per risposta agli stimoli ambientali. Hanno un alto tasso di proliferazione e si dimostrano resistenti ai trattamenti farmacologici poiché hanno maggiore tolleranza al danno del materiale genetico indotto dai chemioterapici come mezzo di soppressione della proliferazione, hanno una maggiore espressione di proteine anti-apoptotiche e un’elevata espressione di proteine di estrusione che mediano la farmacoresistenza, come i trasportatori ABC.

La conversione poi in cellule epiteliali-mesenchimali porta ad avere caratteristiche peculiari delle cellule che ne diminuiscono l’inibizione da contatto – portando quindi alla perdita del freno verso una proliferazione incontrollata – e l’acquisizione dei caratteri di malignità.

Lo studio pubblicato sul Journal of Ethnopharmacology ha focalizzato la sua attenzione sull’azione di Ganoderma lucidum su una popolazione di cellule staminali del carcinoma a cellule squamose della lingua, uno dei carcinomi che si sta sempre più diffondendo e che costringe i pazienti a conseguenze deturpanti e altamente invalidanti, con un notevole peggioramento delle loro qualità di vita.

Le cellule sono state incubate in vitro per 72 ore con diverse concentrazioni di fitocomplesso e sono state testate nella loro capacità di proliferazione non limitata, nella sopravvivenza e per la resistenza ai farmaci.

Ne è risultato che i polisaccaridi di Ganoderma lucidum sono citotossici e in grado di inibire la proliferazione delle cellule staminali e la loro migrazione. Il fitochimico influisce sulla morfologia delle cellule che acquisiscono caratteri di popolazioni senescenti che, per i tumori, significherebbe facilitare il meccanismo di soppressione e regressione tumorale da parte del sistema immunitario.

Anche la progressione verso la differenziazione in cellule epiteliali-mesenchimali è inibita, giustificando una minore tendenza alla migrazione e alla formazione di metastasi.

Riguardo la resistenza ai farmaci, il polisaccaride ha significativamente ridotto l’espressione della proteina ABCB1, a un livello simile a quello trovato nelle cellule di confronto trattate con cisplatino.

È evidente quindi che Reishi potrebbe replicare la sua efficacia antitumorale anche in vivo ed essere utilizzato nella terapia oncologica integrata per la sua azione sulle cellule staminali del cancro.

Da tempo infatti s’indaga sulla capacità dei polisaccaridi fungini, in particolare i β-glucani, come promotori della risposta immunitaria, ma anche la presenza nel fitocomplesso di eteropolisaccaridi e glicoproteine può influire sull’attività antitumorale e antiproliferativa. La capacità di sovraregolare il sistema immunitario si associa infatti a un cambiamento del microambiente tumorale, a una migliore attività dei fagociti, all’induzione della risposta infiammatoria mirata e dei processi ossidativi che possono portare al danneggiamento irreversibile e alla morte delle colonie neoformate.

La scoperta però che anche l’invasività, il cambio della morfologia e la resistenza ai farmaci può essere condizionata da Ganoderma lucidum apre alla ricerca approfondita delle capacità di questo e di altri principi vegetali per un crescente miglioramento della terapia oncologica.

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