I nutraceutici non sono tutti uguali

La possibilità di intervenire sullo stato di benessere e di salute dell’organismo ricorrendo alle molecole di origine vegetale con gli integratori ha spinto molte aziende sul mercato e ha ampliato l’offerta.

Cercando quindi fra i rimedi fitoterapici più comuni, il consumatore si trova a dover scegliere fra prodotti che sembrano tutti simili tra loro, non considerando la diversa biodisponibilità dei fitochimici.

La biodisponibilità è infatti quel parametro che indica quanto prodotto, rispetto a quello assunto, è effettivamente assorbito e veicolato negli organi e nei tessuti.

Un problema, infatti, delle molecole vegetali è che mostrano attività ed efficacia in molti studi sulle cellule e tessuti, che poi non sono replicate con la stessa forza in vivo. Ciò è legato alle caratteristiche di solubilità e assorbimento dei principi attivi di origine vegetale.

Le molecole vegetali: il problema della biodisponibilità

Le molecole, che vengono somministrate principalmente per via orale come compresse, capsule, granuli o composizioni liquide dalla diversa densità, per poter agire nell’organismo devono avere delle caratteristiche chimiche e fisiche ben specifiche. Devono infatti essere idrosolubili, perché le nostre cellule sono a contatto con soluzioni acquose, ma devono anche avere un certo grado di lipofilia – affinità cioè per le molecole oleose – per poter attraversare le membrane cellulari che sono infatti costituite da lipidi e proteine.

Le molecole poi non devono essere troppo grandi, proprio per riuscire ad attraversare meglio gli strati cellulari ed essere assorbite.

Una volta assorbite, le molecole potrebbero andare incontro a processi metabolici molto rapidi, soprattutto da parte del fegato, che ne riducono l’attività e la capacità di funzionare. Perciò i fitochimici, prima di essere inattivati e eliminati, dovrebbero avere una buona distribuzione nei distretti corporei.

Molte molecole di origine vegetale non hanno queste caratteristiche ideali. Ad esempio, alcuni polifenoli sono molto solubili ma hanno molecole troppo grandi e attraversano difficilmente le membrane, altri invece sono troppo lipofile, è difficile portarle in soluzione e perciò farle arrivare in quantità adeguate a contatto con le cellule intestinali.

Per ovviare a molti di questi problemi, i produttori di materie prime vegetali non si limitano più solamente a preparare in modo più idoneo gli estratti dalle piante, ma hanno studiato, progettato e reso disponibili delle formulazioni dalle caratteristiche innovative che possono superare i problemi di diluizione e biodisponibilità.

La microincapsulazione

Possiamo quindi oggi trovare nutraceutici contenenti liposomi, micelle, nanoemulsioni, nanoparticelle: estratti naturali microincapsulati con caratteristiche che li rendono i più idonei come ingredienti degli integratori.

In sostanza, l’estratto viene racchiuso all’interno di vescicole e strutture ottenute con sostanze naturali come gelatina, gomma arabica, gomma xantan, lecitine di soia, polisaccaridi vegetali che per le loro caratteristiche permettono di ottenere microemulsioni, soluzioni e dispersioni adatte per l’assunzione del nutraceutico. In alcuni casi, l’ideazione di questi prodotti permette anche di avere nutraceutici dall’odore e dal sapore migliore perché queste strutture mascherano aromi troppo forti tipici di alcuni estratti, ad esempio quello di curcuma.

Proprio per l’estratto di curcuma, che contiene un’alta percentuale di curcumina, si studiano i sistemi poù adatti per replicare in vivo i risultati ottenuti in vitro. La curcumina è infatti un antiossidante, antimicrobico e anticancerogeno con azione sia riparativa che preventiva ma ha una bassa biodisponibilità che è stata migliorata formulandola in nanoparticelle, liposomi e micelle. Queste forme dalle piccole dimensioni permettono anche di veicolare il fitochimico fino a tessuti poco accessibili, come il cervello: la curcumina in nanoparticelle si è mostrata infatti più efficace contro il glioblastoma di quella non incapsulata .

Poiché l’incapsulamento utilizza materiali riconosciuti come sicuri, anche i prodotti finali sono ritenuti sicuri e dimostrano di non aver effetti negativi sulle cellule.

Le forme microincapsulate hanno anche il vantaggio di poter rilasciare il loro contenuto in modo controllato alla velocità e al dosaggio ottimale per svolgere le loro azioni sull’organismo. In alcuni casi, l’assorbimento può avvenire insieme agli altri grassi della dieta e questo evita il metabolismo di primo passaggio da parte del fegato e permette di distribuire le molecole in tutto l’organismo prima che siano modificate per essere eliminate.

Quando quindi si deve scegliere un integratore alimentare è bene fare attenzione e prediligere i prodotti che hanno investito in nuove tecnologie e che utilizzano materie prime appositamente formulate per migliorare la biodisponibilità delle molecole naturali. Questi nutraceutici, grazie proprio alla biodisponibilità maggiore dei loro costituenti, hanno il vantaggio di impiegare quantità di estratto più idonee all’effetto voluto, senza sprechi, e con una maggiore specificità per il distretto organico dove agiscono.

FONTE:

Manocha, Sakshi, et al. “Nanotechnology: An approach to overcome bioavailability challenges of nutraceuticals.” Journal of Drug Delivery Science and Technology (2022): 103418.

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