Il sulforafano migliora l’integrità della pelle e la protegge dagli stress ossidativi

Il sulforafano migliora l’integrità della pelle e la protegge dagli stress ossidativi

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L’accumulo di danni provocati dall’infiammazione e dallo stress ossidativo caratterizza l’invecchiamento degli organi. La capacità del sulforafano, fitochimico abbondante nelle Brassicaceae come i germogli di broccolo, di intervenire nei processi antiossidanti è ormai nota, così come l’attività di modulazione dell’espressione delle citochine pro-infiammatorie.

Un recente studio su modello animale pubblicato dal The Journal of Nutritional Biochemistry ha esaminato la capacità della dieta integrata con sulforafano di influire sull’invecchiamento della pelle, diminuendo gli stimoli infiammatori e regolando il trofismo e l’integrità delle strutture cutanee.

Il valore dello studio ha ovviamente una valenza maggiore rispetto ai puri risvolti estetici: la pelle è il nostro organo più esteso, è il primo contatto con il mondo esterno e la prima barriera di difesa. La sua integrità, quindi, è legata alla sua funzionalità che può venir meno con l’invecchiamento. Non meno importanti sono i danni causati proprio dell’essere prima barriera e che vengono dalle radiazioni solari, dal contato con agenti chimici e da abitudini di vita e alimentari che aumentano la produzione di specie reattive dell’ossigeno (ROS) e diminuiscono l’efficienza dei sistemi di difesa cellulare, a causa della compromissione dei processi antiossidanti intracellulari.

Uno di questi meccanismi fondamentali per limitare i danni infiammatori è l’attivazione del fattore Nrf2 (fattore di trascrizione nucleare eritroide-2) che, traslocato nel nucleo delle cellule, si lega ad ARE (elementi di risposta antiossidante) avviando la trascrizione di geni deputati a codificare per proteine dall’attività citoprotettiva.

L’azione del fattore Nrf2 è aumentata, come è ormai scientificamente provato, dal sulforafano che inibisce la via di degradazione del fattore che è libero così di sovra-regolare l’espressione dei geni a cui è associato, quali il gene per eme ossigenasi 1 (HO1), NAD(P)H chinone deidrogenasi (NQO) 1, glutatione S-transferasi alfa 4 (GSTA4), aldeide deidrogenasi 2 (Aldh2), della subunità catalitica glutammato-cisteina ligasi (GCLC), la superossidodismutasi 2(SOD2) e catalasi (CAT). 

Con l’invecchiamento, il sistema di regolazione legato a Nrf2 diventa meno efficiente e questo espone l’organo ai danni che ne minano la funzionalità a livello molecolare.

Lo studio condotto da un team internazionale, che ha visto coinvolti ricercatori danesi, portoghesi e statunitensi, ha quindi avuto come scopo di indagare gli effetti di una dieta con sulforafano sull’espressione di specie antinfiammatorie, l’espressione di scavengers contro i ROS e l’influenza sulla deposizione delle fibre di collagene e sulla struttura dell’epidermide e del derma.

Il confronto fra soggetti trattati e non trattati è stato condotto anche con animali giovani, per evidenziare anche la possibile azione trofica del sulforafano sui loro tessuti. Questo studio preliminare, che dà comunque informazioni importanti per affrontare studi più approfonditi, è riuscito a trovare una correlazione positiva fra l’assunzione di sulforafano e la diminuzione dei fattori di rischio epidermico. Si è infatti avuto aumento di Nrf2 e della trascrizione dei geni che concorre a regolare.

La supplementazione ha migliorato le caratteristiche cutanee e degli annessi, ha diminuito l’inspessimento cutaneo della senescenza ma ha mostrato soprattutto che i miglioramenti cutanei erano visibili anche negli animali giovani, lasciando presupporre che una integrazione della dieta con sulforafano fin dalla giovinezza permetta agli organi di affrontare meglio i cambiamenti della senescenza e rispondendo agli stress ossidativi.

Poiché durante l’invecchiamento la pelle perde la capacità di organizzare le fibre di collagene, del quale diminuisce il contenuto, lo studio ha anche indagato l’espressione delle metalloproteasi, enzimi legati alla degradazione delle fibre di collagene. L’analisi è rivelato che il sulforafano è capace di diminuire l’espressione delle metalloproteasi, portando quindi a una maggiore densità di collagene nella pelle e al mantenimento della disposizione e organizzazione delle fibre.

Il sulforafano nei topi anziani ha anche dimostrato un miglioramento dell’ossigenazione dei tessuti, contrastando l’ipossia che è associata con l’invecchiamento, e una diminuzione della fibrosi.

I risultati dello studio sono un punto dipartenza per indagare l’attività del sulforafano anche sui processi patologici legati all’infiammazione cutanea e possono offrire risposte sulle manifestazioni cutanee di condizioni accompagnate da uno stato infiammatorio continuato, come il diabete.

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