L’attività diffusa della lattoferrina nel mantenimento dello stato di salute

L’attività diffusa della lattoferrina nel mantenimento dello stato di salute

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La lattoferrina è una glicoproteina appartenente alla famiglia delle transferrine, identificata per la prima volta nel 1939 nel latte bovino e isolata nel 1960 dal latte umano. La sua struttura tridimensionale le consente di legare il ferro ed è secreta principalmente dalle cellule epiteliali della ghiandola mammaria ma si trova, come componente del sistema immunitario innato, anche nella saliva, nelle mucose e nelle secrezioni nasali e bronchiali, nelle lacrime, in fluidi vaginali e seminali, nei succhi biliari e gastrici. La più alta concentrazione si trova però nel latte e nel colostro. Le lattoferrine dei mammiferi hanno alto grado di omologia ma, in particolare, quella umana e bovina hanno per il 78% la stessa sequenza amminoacidica, condividendone le funzioni.

La lattoferrina di origine bovina è usata già in terapia neonatale e pediatrica per trattare le infiammazioni della mucosa intestinale nel neonato prematuro o, grazie proprio alla chelazione del ferro, per trattare le “black stain”, macchie nere sui denti, dovute ad accumuli di solfuri ferrosi.

Tuttavia, la lattoferrina sta suscitando un crescente interesse per le sue attività di immuno-modulazione e per la possibilità di intervenire in processi patologici come la degenerazione neuronale e l’infezione da parte di batteri, virus, funghi e parassiti.

Altro campo in cui continuano gli studi è la possibile attività antitumorale diretta e indiretta, favorendo l’intervento di altri componenti delle difese immunitarie.

Questa capacità di intervenire in diversi processi l’hanno quindi resa particolarmente interessante nella ricerca farmacologica e come nutraceutico.

La lattoferrina viene rilasciata dai neutrofili durante i processi infiammatori o infettivi e interagisce sia con cellule epiteliali e del sistema immunitario, ma anche con strutture dei patogeni minandone l’integrità o rendendole un bersaglio per l’azione dei linfociti T.

La proteina ha dimostrato di interagire con il lipopolisaccaride della parete cellulare dei batteri Gram-negativi destabilizzandone l’integrità e permettendo la penetrazione e l’azione del lisozima, con un effetto battericida.

L’azione contro i Gram-positivi si evidenzia invece sia facilitando l’attività del lisozima, grazie al suo peptide bioattivo lattoferricina, che con la sua capacità di chelare il ferro. La lattoferricina destabilizza la membrana batterica mentre il ferro è sottratto al metabolismo microbico. Inoltre, la presenza di lattoferrina può migliorare l’effetto di alcuni antibiotici contro vari agenti patogeni.

La chelazione del ferro è uno dei meccanismi supposti per l’azione antitumorale svolta dalla proteina. Gli effetti antitumorali della lattoferrina sono stati ampiamente studiati evidenziando come la molecola possa agire a vari livelli causando l’arresto del ciclo cellulare, diminuendo la migrazione cellulare o aumentando i processi apoptotici.

Non è esclusa poi la capacità della lattoferrina di rendere le cellule cancerose più suscettibili all’azione del sistema immunitario, legandosi ai glicani e ai residui di acido sialico sulla membrana cellulare. Sembra infatti che quest’ultimo meccanismo sia alla base della possibile selettività citotossica verso le cellule tumorali ma non sulle sane.

L’azione immunomodulante si esplica invece nella differenziazione, maturazione, migrazione, proliferazione e funzione delle cellule come i linfociti B, i neutrofili, i monociti/macrofagi e le cellule dendritiche. Infatti, la lattoferrina si lega ai recettori di superficie dei macrofagi e delle cellule dendritiche inducendone l’attivazione contribuendo quindi all’azione antinfiammatoria.

La lattoferrina ha, in vitro, dimostrato efficacia sia contro virus a RNA che a DNA, sia dotati di capside che di pericapside. L’azione è in questo caso mediata dalla capacità di bloccare alcuni recettori, e quindi la penetrazione dei virus nelle cellule, e nell’attività sulle proteine virali, come l’emoagglutinina, causando la rottura dell’involucro virale.

La proteina si è dimostrata utile anche nel migliorare le difese immunitarie contro funghi e parassiti, nonostante la complessità della struttura di questi ultimi.

Grazie alla sua ampia distribuzione nel corpo, la lattoferrina può essere coinvolta anche in altri processi per il mantenimento dell’integrità strutturale. Studi in vivo hanno descritto il suo effetto benefico nei processi di rigenerazione ossea, il ruolo di prevenzione nelle di malattie metaboliche come l’obesità e il diabete ma anche nel migliorare le condizioni di degenerazione neuronale. Sono stati condotti studi sulla malattia di Alzheimer e sul morbo di Parkinson. In particolare, per quest’ultimo i processi ossidativi che coinvolgono il ferro sono stati indicati come causa della degenerazione dei neuroni dopaminergici. La capacità della lattoferrina di regolare la concentrazione dello ione può essere vantaggiosa nel preservare l’integrità neuronale.

Importante è anche il ruolo svolto a livello della microglia; la lattoferrina, quindi, potrebbe interferire con la progressione delle patologie e rientrare fra le molecole utili contro le malattie neurodegenerative.

Fonte:

Lactoferrin: A Glycoprotein Involved in Immunomodulation, Anticancer, and Antimicrobial Processes

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