Le terapie integrate a supporto della lotta alla Covid: una opportunità a disposizione del medico

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Le terapie integrate a supporto della lotta alla Covid: una opportunità a disposizione del medico

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Con il ricorso alle terapie integrate le disponibilità del medico per trattare la malattia e ridurre gli effetti collaterali di terapie spesso molte invasive, come chemioterapia e radioterapia, si amplia. Sempre più branche della medicina si interessano infatti ai fitocomplessi e alle molecole vegetali che mostrano tradizionalmente la loro azione nel mantenimento della salute. A supporto delle conoscenze tradizionali, aumentano le sperimentazioni cliniche e le testimonianze di una reale efficacia della fitoterapia nell’accompagnare la terapia farmacologica convenzionale.

Di terapie integrate, con il costante intervento da parte del medico, si è parlato nell’ultimo incontro online organizzato da ARTOI (Associazione Ricerca Terapie Oncologiche Integrate), in un appuntamento che ha visto protagonisti il professor Massimo Bonucci (presidente ARTOI) e il professor Giampietro Ravagnan (presidente Comitato scientifico ARTOI), con il coordinamento della giornalista Martina Notari.

L’incontro dal titolo “Terapie integrate: dall’oncologia al Covid” ha preso il via dalla constatazione che i pazienti oncologici in trattamento con le terapie integrate sono stati capaci di affrontare più prontamente il contagio, nella maggioranza dei casi non ammalandosi o, per coloro che invece sono risultati positivi al virus, con sintomatologie lievi o assenti.

A possibile spiegazione, l’uso nella terapia da parte dei medici di terapia integrata di Resveratrolo e, soprattutto, del suo precursore glucosidico Polidatina.

I professori Bonucci e Ravagnan hanno infatti constatato come i pazienti trattati con Polidase, integratore in compresse masticabili dalla formulazione brevettata che permette di avere un assorbimento della molecola attiva già nel cavo orale, stessero rispondendo meglio alla SARS-CoV-2 grazie alle proprietà dei fitochimici, non solo capaci di contrastare la tempesta di citochine che nei pazienti infetti causa il severo danno di organo, ma grazie anche alla possibile azione di maschera biologica che la molecola ha.

Il professor Ravagnan ha infatti avuto modo di illustrare i risultati della ricerca da poco pubblicata e condotta dall’Università Federico II di Napoli, l’Istituto Superiore di Sanità e il Consiglio Nazionale delle Ricerche, e che ha evidenziato come la Polidatina possa ostacolare il legame tra la proteina Spike virale e il suo recettore ACE2 (enzima di conversione dell’angiotensina). Interponendosi tra le due proteine, la Polidatina impedirebbe infatti al virus di penetrare nelle cellule.

In questo modo la Polidatina e il Resveratrolo agirebbero su più fronti: impedendo l’infezione, agendo sulla produzione di citochine, modulando l’attività del sistema immunitario.

Polidatina e Resveratrolo possano infatti aumentare l’espressione delle β-defensine, peptidi ad attività antimicrobica  attivi in risposta all’attacco da parte da batteri, virus e miceti; possono poi agire sull’espressione delle molecole coinvolte nella risposta infiammatoria. Studi in vitro e in vivo hanno verificato come Polidatina riduca l’espressione del NF-κB, la sintesi e il rilascio di citochine infiammatorie tra cui IL-1β, IL-6, IL-8 e TNF-α  dimostrandosi in grado di sopprimere la produzione di prostaglandine E2 (PGE2), l’ossido nitrico (NO), la cicloossigenasi-2 (COX-2), l’ossido nitrico sintasi inducibile (iNOS) e specie coinvolte nel processo chemiotattico di richiamo nella sede d’infezione di attori della risposta immunitaria. I due fitochimici sono poi attivi nell’inibire in maniera concentrazione-dipendente l’espressione della interleuchina-17 (IL-17), coinvolta nella cronicizzazione di eventi infiammatori e nelle patologie autoimmuni come il morbo di Crohn, la psoriasi, la sclerosi multipla e l’artrite reumatoide.

IL-17 infatti induce l’espressione di mediatori dell’infiammazione e proprio il suo ruolo nella cronicizzazione di alcune patologie potrebbe renderla importante nelle manifestazioni della Long COVID. La persistenza per diverse settimane di sintomi e manifestazioni patologiche conseguenti l’infezione sembra infatti riguardare un quarto delle persone contagiate che hanno manifestato la malattia. I sintomi sono diversi con risentimento dei sistemi respiratorio, circolatorio, muscolare, nervoso, gastrointestinale (WHO – 2021). Sebbene ancora non siano chiari i meccanismi che determinano la condizione, la sperimentazione di farmaci capaci di contrastare efficacemente l’infezione virale deve considerare la possibilità di selezionare molecole adatte anche nell’affrontare il nuovo scenario sanitario.

In un incontro della durata di poco meno di un’ora, i due esperti hanno fugato i dubbi degli spettatori, che hanno partecipato con le loro domande, e ribadito con chiarezza che le terapie integrate e con fitoterapici non sono terapie “fai da te”.

Le molecole vegetali purificate hanno potenzialità come farmaci e come tali vanno trattate e usate sempre con la supervisione del medico che può così stabilire la “sana collaborazione tra sostanze”, permettendo quindi di agire in modo mirato, ma diminuendo gli effetti collaterali, soprattutto nelle terapie a lungo termine.

L’incontro di ARTOI, il primo che dopo una breve pausa inaugura un nuovo ciclo di appuntamenti di approfondimento, è disponibile e visibile liberamente sulla pagina Facebook dell’Associazione (Guarda il video)

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