L’uso di stilbenoidi naturali contro Covid19: esperienza in vitro, in vivo e nell’uomo con resveratrolo e polidatina

L’uso di stilbenoidi naturali contro Covid19: esperienza in vitro, in vivo e nell’uomo con resveratrolo e polidatina

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Le tappe fisiologiche dell’invecchiamento prevedono anche una minore capacità del sistema immunitario di rispondere agli stress e agli effetti della produzione metabolica di specie reattive dell’ossigeno (ROS). Questo espone gli anziani a maggiore suscettibilità verso le infezioni, il danneggiamento del materiale genetico, le patologie croniche.

Un esempio lampante è stata l’estrema fragilità delle popolazioni più anziane davanti alla pandemia da SARS-CoV-2.

Sin dal suo esordio, il virus causa della Covid-19 ha dimostrato di essere più pernicioso e causare malattia grave, ospedalizzazione e morte soprattutto negli anziani.   Fin da subito sono state quindi messe sotto osservazione le carenze del loro sistema immunitario per comprendere perché la malattia sia più acuta e spesso mortale negli anziani, facendone una popolazione fragile.

Contemporaneamente, sono anche andate avanti le ricerche per capire se un rafforzamento del sistema immunitario, l’uso di fitochimici antiossidanti e di integratori contro la senescenza potessero essere utili a contrastare la forma grave della malattia.

Fra le molecole suggerite dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Salute) come oggetto di indagine più approfondita rientra il Resveratrolo, polifenolo di cui sono ricchi molti frutti rossi e che si ritrova in diverse specie botaniche.

Dalle arachidi all’uva al Poligono del Giappone (Polygonum cuspidatum) diverse sono infatti le fonti di Polidatina, resveratrolo glucoside, il precursore più biodisponibile e più facilmente assorbibile del resveratrolo.

La possibilità che un’integrazione alimentare con polidatina e resveratrolo possa aiutare l’organismo ad affrontare meglio l’infezione è stata oggetto di un articolo pubblicato su Antioxidants grazie al finanziamento e al supporto del Dipartimento di ricerca medica del Taipei Tzu Chi Hospital, dal Taoyuan Armed Forces General Hospital e da fondazioni votate alla cura e al progresso in campo educativo.

Nella review si passano infatti in rassegna le evidenze che legano la senescenza del sistema immunitario alla fragilità dell’anziano ma anche le possibilità di ritardare l’invecchiamento e di compensare sistemi fisiologici alterati grazie all’uso del resveratrolo e/o del suo precursore polidatina.

La senescenza del sistema immunitario comporta infatti una risposta meno pronta agli attacchi esterni. È noto che l’invecchiamento è accompagnato da molteplici carenze nella produzione di interferone da parte delle cellule dendritiche o dei macrofagi in risposta alle infezioni virali.

Nel caso di SARS-CoV-2 c’è anche l’induzione di una sovra regolazione della risposta immunitaria che porta alla “tempesta di citochine”, alla grave infiammazione nei distretti corporei, con maggiore sensibilità dell’apparato polmonare e cardio circolatorio, a forme micro-infiammatorie che possono causare danni estesi anche a livello cerebrale. Fenomeni di coagulazione intravasale con formazione di trombi possono compromettere la funzionalità d’organo, così come le microlesioni vascolari.

Il resveratrolo può però influenzare la risposata dei vasi sanguigni aumentando la produzione di ossido nitrico (NO) nelle cellule endoteliali, e quindi favorendo la vasodilatazione, e inibendo la sintesi dell’endotelina-1, riducendo lo stress ossidativo nelle cellule endoteliali e nelle cellule muscolari lisce.

Il resveratrolo si è però anche dimostrato capace, nelle prove in silico, di interporsi tra il virus e il suo recettore cellulare ACE2 (Enzima di conversione dell’angiotensina) e potenzialmente quindi può ridurre la capacità del virus di infettare le cellule.

Inoltre, il resveratrolo modula le principali vie coinvolte con le manifestazioni della Covid-19: regola il sistema Renina-Angiotensina, l’espressione di ACE2, l’attivazione delle vie proinfiammatorie.

Il resveratrolo stimola anche le vie di segnalazione che coinvolgono le sirtuine (SIRT1) e p53, aumenta i linfociti T citotossici e le cellule NK. La senescenza linfocitaria è infatti un’altra caratteristica riscontrata nell’anziano in cui la massiccia attivazione del sistema immunitario provoca un “esaurimento” della capacità di risposta da parte dei linfociti T CD8+.Non si deve poi trascurare la sua attività di scavenger (spazzino) contro i radicali liberi e l’inibizione della via NF-κB che potrebbe essere un meccanismo attraverso il quale il resveratrolo esercita la sua attività antivirale.Poiché sia gli esperimenti in vitro che quelli in vivo hanno rivelato numerosi effetti benefici legati all’impiego del resveratrolo, esso è stato proposto per l’uso in pazienti con COVID-19  specialmente nei pazienti anziani.

Sulla base delle informazioni raccolte, i ricercatori di Taipei hanno così concluso che il resveratrolo, e a maggior ragione il suo precursore più biodisponibile polidatina, è, specialmente tra i pazienti più anziani con COVID-19, adatto ad essere integrato con i farmaci approvati dai protocolli medici, anche per tempi prolungati data la sua nota assenza di effetti collaterali

Per approfondimento:

https://shermantree.it/wp-content/uploads/2021/11/POSTER-Small-Nursing-Home-Management-Experience-During-COVID-19-PAndemic-in-Italy_NOERA-et-All.pdf

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