Premiata nelle Sessione Poster del X Congresso Internazionale ARTOI la presentazione che ha valutato l’uso del Polidase in RSA durante l’ondata pandemica

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Premiata nelle Sessione Poster del X Congresso Internazionale ARTOI la presentazione che ha valutato l’uso del Polidase in RSA durante l’ondata pandemica

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Con una risposta immunitaria al virus SARS-CoV-2 inferiore rispetto alle popolazioni più giovani e con una severità di sintomi maggiore, dovuta alle concomitanti patologie e condizioni mediche, la popolazione anziana è da subito risultata la più vulnerabile alla Covid-19.

Già nelle primissime fasi della pandemia, le Residenze Sanitarie Assistenziali (RSA) sono state poste in osservazione per l’alto rischio di decessi e di focolai al loro interno. Solo con l’avvio della campagna vaccinale per i degenti e per il personale assistenziale è stato possibile rilevare, come indicato dall’Istituto Superiore di Sanità, il calo sensibile della mortalità al loro interno.

L’osservazione diretta all’interno delle strutture ha però permesso di studiare protocolli, atti a salvaguardare ospiti e operatori, che comprendessero anche l’uso di integratori e di valutarne i risultati.

Durante l’ultimo Congresso Internazionale Artoi – Associazione Ricerca Terapie Oncologiche Integrate è stata proprio la presentazione delle osservazioni all’interno dell’RSA “Giardino St. Lucia” di Massa lombarda a vincere la Sessione Poster.

Presentato dal medico Giorgio Noera e dalle dottoresse Gaddoni e Serafini, responsabili dello staff infermieristico professionale del Giardino St. Lucia, lo studio Small Nursing Home Management Experience during Covid-19 Pandemic in Italy ha permesso di analizzare l’esperienza della struttura nel periodo da marzo 2020 a marzo 2021.

Con in chiaro obiettivo di controllare l’andamento della infezione virale fra gli ospiti, pazienti fragili di entrambi i sessi con età superiore agli 85 anni, e il personale, oltre all’applicazione del protocollo governativo per la prevenzione e il controllo della Covid-19, l’alimentazione è stata integrata con una preparazione di trans-Resveratrol-3-O-Glucoside, comunemente conosciuta come polidatina.

Nello specifico, la polidatina somministrata è stata il Polidase di Sherman Tree Nutraceuticals, prodotto licenziatario di due brevetti internazionali e formulato insieme a Glures srl spinoff del CNR.

Lo studio guidato dal prof. Noera ha quindi considerato l’incidenza della mortalità per COVID-19 all’interno della struttura da lui presieduta, sia fra gli ospiti che fra il personale, ha comparato la mortalità con lo stesso periodo dell’anno precedente, marzo 2019 – marzo 2020, analizzando anche il ricorso all’interno dell’RSA di antibiotici, antipiretici, antiinfiammatori steroidei, e il riscontro analitico della proteina C reattiva.

Il confronto del controllo delle infezioni nel Giardino St. Lucia è stato poi fatto considerando l’infezione e il tasso di mortalità nella cittadina di Massa lombarda, nella regione Emilia-Romagna e per il totale dei residenti nelle strutture di assistenza dell’areale di Ravenna.

I risultati, per quanto solo indicativi e bisognosi di ulteriori approfondimenti con studi su più soggetti, sono stati più che incoraggianti. Con un basso investimento relativo agli adattamenti alle ordinanze e ai decreti governativi e all’integrazione con Polidatina, il tasso di mortalità fra i 24 pazienti fragili e i 12 membri del personale sanitario è stato nullo. Nessun caso mortale di COVID-19 è stato quindi riportato all’interno della struttura, dato notevolmente diverso rispetto a quello rilevato nelle altre strutture assistenziali.

Le osservazioni retrospettive, condotte poi su raffronti nella stessa struttura nei due periodi considerati, hanno messo in luce la riduzione significativa delle infiammazioni, evidenziata dai valori di proteina C reattiva, ma anche una significativa riduzione nell’uso di antibiotici, antipiretici, antiinfiammatori.

Come riportato nelle conclusioni allo studio, il lavoro svolto all’interno del Giardino St Lucia ha avuto come obiettivo lo sviluppo di processi e pratiche avvalendosi di una centralizzazione di tutte le esigenze come prove di laboratorio, telemedicina e sistema telematico di consulenza medica, di gestione dei protocolli e di integrazione con nutraceutici scelti in base alle evidenze in letteratura.

In particolare, la scelta del Polidase è stata fatta grazie al riscontro sperimentale di una sua attività contro l’infiammazione ma soprattutto per affrontare la tempesta di citochine, con la risposta incontrollata da parte del sistema immunitario ai danni d’organo causati da SARS-CoV-2, negli anziani fragili.

Osservando i risultati ottenuti, nel modello che è stato scelto non si può ricondurre a una sola delle pratiche adottate il successo ma deve essere considerata l’incidenza di ognuna delle scelte fatte, compresa quella del nutraceutico, in un rapporto di interdipendenza per valutare quanto l’uso della polidatina in terapia possa permettere di ridurre il ricorso ad altri farmaci.

Lo studio del Giardino St. Lucia apre quindi la possibilità di creare dei protocolli adatti da poter sperimentare più largamente all’interno delle RSA, per valutare come l’integrazione con fitochimici dall’azione antiinfiammatoria possa incidere non solo sullo stato di salute del paziente, ma anche, in termini farmaco-economici, sulla spesa assistenziale.

Risultano chiare quindi le ragioni che hanno spinto il comitato che ha valutato tutti gli ottimi studi presentati duranti il X Congresso Internazionale ARTOI a premiare il Poster Small Nursing Home Management Experience during Covid-19 Pandemic in Italy. La polidatina, infatti, già ampiamente conosciuta e studiata per il trattamento in oncologia integrata, mostra come le conoscenze maturate proprio in campo oncologico possono essere trasportate in altri ambiti.

Nel caso dell’infezione da SARS-CoV-2 la stessa Organizzazione Mondiale della Sanità ha stimolato un’intensificazione delle ricerche su alcune molecole di possibile utilità, fra cui proprio la polidatina e il resveratrolo, non solo per evitare l’infezione ma soprattutto per affrontare la patologia, ridurne la gravità, e, con l’evidenza ormai nota della long Covid e delle conseguenze a lungo termine lasciate dall’infezione, minimizzare gli effetti di uno stato infiammatorio multiorgano come è quello che si ha nella COVID-19.

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