Se il “secondo cervello” funziona male

I messaggi sul body positive hanno messo in evidenza la grazia di ogni corpo e come spesso i canoni di bellezza imposta da riviste e influencer possano portare, soprattutto nelle più giovani, a comportamenti alimentari errati e stili dietetici carenti e poco salutari. E se la scienza rivaluta anche la salute delle persone in lieve sovrappeso, continua ad essere concorde sui danni causati invece dall’obesità.

Quando si parla di obesità?

Per definire se un individuo è obeso è necessario calcolare il suo indice di massa corporea (BMI). Quando il BMI è superiore a 30 kg/m 2 si è oltre il sovrappeso, in una condizione che influisce sulla salute del cuore e che può portare a sviluppare malattie croniche come il diabete di tipo 2.

L’obesità nasce da uno squilibrio tra le calorie assunte con la dieta e quelle consumate con il metabolismo basale e l’attività fisica. Quando si assumono più calorie di quelle necessarie s’innescano i processi di deposito dei grassi, ma quando questi diventano eccessivi si incorre nei rischi per la salute. Particolarmente allarmante è il grasso viscerale che si distribuisce intorno agli organi dell’addome e del torace.

Tuttavia, può accadere che anche seguendo delle diete ipocaloriche, le persone obese fatichino ad abbassare il loro peso corporeo e questo ha portato i ricercatori a pensare che l’obesità e il microbiota intestinale possano essere fra loro connesse.

Microbioma e obesità. Quando per dimagrire non basta la forza di volontà

Sicuramente avrai sentito parlare dell’intestino come “secondo cervello” e questo perché l’apparato gastro intestinale è influenzato da molecole prodotte dal cervello ma a sua volta produce trasmettitori che influenzano le funzioni cerebrali. Ad esempio, dall’apparato gastrointestinale partono i segnali che condizionano il senso di sazietà, la fame, l’uso o lo stoccaggio dei grassi.

Da queste osservazioni è nata l’idea che il microbiota intestinale può influenzare queste trasmissioni, favorendo l’insorgere e il perdurare dello stato di obesità.

La flora intestinale propria di ogni persona si forma già alla nascita e le specie che colonizzano l’intestino nei primi due anni di vita sembrano essere fondamentali per sviluppare l’obesità.

Gli esperimenti sugli animali suggeriscono infatti che se già dall’infanzia si sviluppa un microbioma equilibrato e salutare, i rischi di sviluppare obesità sono diminuiti. Al contrario, un’alimentazione che porta allo sviluppo di batteri che favoriscono l’infiammazione può causare e predisporre per tutta la vita a una mancanza di controlllo del peso adeguata.

La chiave di tutto sembra ormai chiaro essere la dieta cosiddetta “occidentale”.

Gli zuccheri alimentano le specie batteriche negative

In paesi dove è alto il consumo di cibi processati, con alto contenuto di grassi e di zucchero è in atto una vera e propria epidemia di obesità.

In Italia e nei Paesi che si affacciano sul mediterraneo per lungo tempo siamo stati difesi dalla nostra dieta fatta soprattutto di frutta, verdura e legumi: tutti alimenti prebiotici, che cioè favoriscono la crescita di una flora batterica sana e un microbioma vario. Negli ultimi anni però cresce anche da noi il numero di persone che non riesce a controllare adeguatamente il peso, soprattutto fra i bambini.

Molto del problema è legato all’eccesso di zucchero. La ricerca ha dimostrato che fra una dieta ricca di grassi e una ricca di zuccheri, entrambe deleterie, quella con più zuccheri causa maggiori conseguenze sul microbioma intestinale. Infatti, provoca la crescita di specie associate con l’obesità, riduce le specie benefiche, diminuisce la loro varietà.

Un microbioma ricco di specie e vario è proprio di un organismo sano

L’influenza che il microbiota ha sull’insorgenza dell’obesità è stata resa evidente in esperimenti sui topi in cui, nonostante una bassa assunzione di cibo, il trapianto di microbiota da un topo obeso portava ad aumentare il grasso corporeo fino al 60%, il livello dei trigliceridi e l’insulino-resistenza.

Poiché i prebiotici sono ingredienti non digeribili, ma fermentabili che favoriscono la crescita di batteri benefici la variazione delle abitudini alimentari e l’incremento nell’uso di prebiotici sono fattori che influiscono prima di tutto sulla composizione del microbioma e, di conseguenza, aiutano a combattere l’obesità.

Fra i composti fenolici di cui sono ricchi frutta e verdura, il resveratrolo e il suo glucoside polidatina, presenti nell’uva rossa, nelle arachidi e nei frutti di bosco, ha aumentato la produzione di incretine, ormoni prodotti dall’intestino per controllare la glicemia e con effetto antidiabetico. Anche i polifenoli da tè verde possono aumentare la ricchezza batterica intestinale, oltre ad avere un effetto positivo nell’utilizzo dei grassi per la produzione di energia. La dieta arriva a svolgere un ruolo fondamentale nel rimodellamento del microbioma in sole 24 ore.

Sorprendentemente, anche l’esercizio fisico ha un effetto benefico sul microbiota intestinale, modulandone la composizione e promuovendo la salute.

Vista l’importanza che ha per la nostra salute, aiutiamo il microbiota a favorire il nostro benessere riducendo grassi e zuccheri, aumentando l’attività sportiva, scegliendo una dieta ricca di fibre e di polifenoli.

 Fonte:

Aoun A, Darwish F, Hamod N. The Influence of the Gut Microbiome on Obesity in Adults and the Role of Probiotics, Prebiotics, and Synbiotics for Weight Loss. Prev Nutr Food Sci. 2020 Jun 30;25(2):113-123.

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